Lo Sgargabonzi !

E' un mondo perfetto prima della caduta.

L'amore tradito

Qualche anno fa, io con i miei due amici, Francesco e Gianni, a prescindere dal fatto che questi sono ragazzi tamarrissimi, non hanno valori positivi per niente. Insomma andammo al Manhattan, un localino lap-dens tribol-dens. Attenzione! Da dire una cosa fondamentale: loro andarono lì per il semplice motivo di fottere, di scopare più ragazze possibili. Il mio scopo invece, visto che sono una persona pulita e schietta dentro e anche educato, volevo solo vedere il locale com'era arredato, i quadri, dal punto di vista architettonico come era (Lupo occhio!), i tramezzi eccetera. Entrammo, i due maiali erano già a pistulino ritto, essi scendevano i gradini del locale, uno a uno, dando dei colpetti di bacino, grillosi, tipo quando uno chiava a tutto spiano una fica geniale. Tranquilli tutti e tre si faceva due chiacchiere all'interno del locale. Nel locale c'erano ragazze che ballavano sul palo, facevano arte di acrobazie, insomma cose geniali (per niente). Chiaramente queste erano nude, a parte tenevano la mutanda e basta, che tanto anche quella pultroppo veniva tolta. E lì vicino a queste c'erano una folla esorbitante di vecchi, che subivano i schiamazzi delle fanciulle. E dicevano: "No, stasera vado da te!" "No, io no, voglio lui!" "No, te no, vado da tutti, a parte voi!" E i vecchi: "Sì, venite con voi!". Ma a un certo punto Francesco disse: "Oh Gianni ce l'hai il settantello, perchè vorrei svotammi i coglioni nella fica di qualcuna di queste puttane". Madonna, che serata! Tutti e tre si stava lì a sedere fino a che due o tre ragazze vennero lì fra di noi. All'inizio Francesco e Gianni baci a abbracci, e una pultroppo venne vicino a me. Essa era: capelli gialli, alta un metro e settantotto, occhi celesti - tra l'altro bella puledra - e tacchi a spillo. Io gli mettevo le mani dappertutto, anche nelle zone penali, quelle più losche: la fica e le pocce. E qualche volta gli accarezzavo anche le gambe. Il culo mai! Guai! Intanto però mentre io operavo parlavamo del più e del meno. "Allora Ketty, questa sera? Abiti qua? Abiti là? Quanti anni hai? Come ti chiami? Abiti qua?" E lei: "No, abito là". E io rispondo: "Andiamo a prendere un bel drink, brindiamo, dimentichiamo tutto e infine andiamo a vivere la serata, quello che è il clu! Ballare, cantare, scherzare e poi se ci scappa puntini puntini...". A quel punto lei risponde: "Abiti qua?" E io rispondo: "Andiamo a prendere un bellissimo drink". Arrivò la cameriera, bella cavalla da montare anche lei, io ordinai tre bibite: la spuma e la cedrata per me, per lei un coktel all'uva. A un certo punto mentre lei beveva scorge il capo Francesco e gli dice: "Ma stasera che hai mangiato il prosciutto? Con quanta sete hai!". Battuta di merda, da lui mi aspettavo meglio, anche se comunque è un ragazzo pessimo, irrecuperabile, non valorizzato dalla società che lo accumula. Gianni dopo un quarto d'ora si ruppe i coglioni e disse alla mia signora: "Andiamo Ketty, andiamo nel camerino, che ti tromberò!". Oddio che genialità! Mentre Ketty si alzava, la guardai male e gli dissi: "Occhio che sono geloso! Occhio a come ti comporti!". Quindi loro andarono e dopo mezz'ora tornarono. Ketty sembrava tranquilla, pulita, come se era uscita di chiesa. Pensai che non ci ebbe fatto niente con quel coglionaccio. Ci si scambiò due chiacchiere e ci salutammo dicendoci: "Speriamo di rivederci presto, per un'altra schiavardata".
Pultroppo il tragico conflitto successe nel viaggio di ritorno, quando Gianni esclamò: "Walter, ho fatto una trombata eccezionale!". E intanto mi spiegava tutta la faccenda come era andata di preciso, Gianni mi disse: "Mentre mi faceva un bel boccolotto io gli mettevo il cazzo dentro al suo culetto, e lei intanto mi leccava il mio mitico buco del culo. E giu sborrate una dietro l'altra, davanti e dietro, non faceva pari! E intanto lei no non era convinta di questo, prese la bocca e se la mise nell'uccello bello. E intanto mi prendeva i capelli e glieli tirava così lei strideva come un maiale e intanto godeva perchè sborrava nell'uccello bello".
Io lipperlì facevo l'impassibile, gli davo ragione, mi comportavo in un certo modo quieto, tranquillo, benestante. Ma dentro di me ci pativo come una bestia. Ero rammaticato, arrabbiato e chi più ne ha più ne metta. Ma il giorno dopo aspettai Ketty fuori da dove lavorava, e gli feci una bella e ultima ramanzina: "Non mi rivolgere più parola. Non accetto più feste. E quindi ti meriti soltanto un addio, cara mia piccola Ketty. Non ti vorrò più rivolgere parola. Via! Via da casa mia! Esci! Non mi meriti, preferisci altre merde nei miei confronti!". Lei lipperlì mi sembrò che ci rimase un po' male. Ma io impassibile gli consegnai un mio ultimo regalo d'addio, una bella panina unta, voltai di scatto il culo e andai via, non mi girai nemmeno per guardarla quella vergognosa, e da quel giorno non la rividi mai più, a parte una volta al Crai.
 
Walter Tranfolanti

Ciao Angiolo!

 
Pultroppo sta arrivando una bruttissima notizia. Eccola: pultroppo il signor Angiolo è scomparso dal nulla. Il problema è stato tutto nell'intestinaccio. E' stato operato e sembrava che l'operazione era andata tutto bene. Con il passare dei giorni quest'uomo in un primo tempo si era stabilizzato, nel male, ma si era stabilizzato. Il mio nonno lo vedevo abbastanza vispino, ma già dalla seconda settimana in poi, piano piano, lo vedevo sempre più giu. E io mi domandavo: "O comemmai? Eppure il mio babbo ha detto che è stato ripulito bene". Qualche volta il mio nonnogne mi diceva: "Come mai Walter questi bracci non li piego?". E io gli dicevo: "Tranquillo nonnino, dopo due interventi decatti che sei vivo!". E Angiolo mi diceva: "Non fare il birichino".
Purtroppo domenica mattina s'è aggravato e non faceva altro che chiamarmi: "Walter, dov'è? Il citto dov'è? Voglio vedere il mi ragazzo per l'ultima volta prima di essere risucchiato nel mitico vortice della morte". Ma Walter se ne stava a dormire al calduccio nella sua bella casetta, perchè la sera prima era stato a casa del Gori per festeggiare l'avvento del mitico Marra, e quindi rientrai tardi a casa.
La domenica pomeriggio ho saputo dai miei che il signor Angiolo è morto. Appena l'ho saputo sono corso immediatamente a trovarlo, però quando sono arrivato purtroppo era già morto. Mi è stato detto che le ultime parole famose uscite dalla sua boccuccia sono state: "Carla, portatimi a casa". E intanto quando la mia mamma si accostava con il capo vicino alla bocca, approfittava e gli dava tanti bacini, i bacini della morte. Questo sarebbe come un addio. 
Quando mi è stato detto che il mio nonno era morto, ci sono rimasto male, però la cosa con il passare dei minuti è stata tranquilla. La peggio cosa che non mi è avanzato niente a fare "iiiiihhh" (a piagnucolare), è quando lui mi ha detto a voce bassa: "Walter, mi raccomando, non vendere niente". "Nonno tranquillo, qualche campettino c'è il caso lo ricompro". "No, non lo comprare, l'importante non vendete niente". "Sì nonnino ho capito, lo ricompro, non mi lasciare mai più".
La cosa che mi ha mandato in beschia è che quell'imbecilli dei miei genitori non mi avevano detto la verità, che ho saputo per caso, dal benzinaio dell'ERG vicino casa. Pultroppo quando mio nonno era stato operato il tumore non l'hanno potuto asportare, ma avevano fatto solo un baipas all'intestino, per farlo andare di corpo senza astomia, il sacchettino. Però chiaramente a lungo andare anche il baipas si sarebbe tappato, perchè queste cellule balorde viaggiano in qua e in là, chioccano! Se nell'operazione di due anni fa il dottor Palazzi, quella merda, avesse fatto l'intervento con molta più calma, lo avesse ripulito tutto, faceva la scarpetta con il pane, a quest'ora il signor Angiolo potrebbe essere benissimo stato all'ACLI a sbimbocciare e giocare a briscola. E invece per colpa di quella partitaccia a tennis è stato fatto un intervento di fretta, una catastrofe. E quindi parte del male non è stata estratta, e col tempo gli ha dato gravi problemi non più guaribili. Ma la causa scatenabile della morte è stata che pultroppo c'era la mitica scacchiera magnetica che mi ha regalato il Marra, sopra il comodino. La calamita dell'alfiere gli ha fatto inceppatare il peismecher, dopodichè è stato inglobato dal vortice.
Quindi la colpa della morte del nonno la impongo a due persone, stronze e malvagie. Sono le seguenti: Palazzi per la fretta dell'intervento, Marraghini per quel cazzo di scacchiera e perchè per colpa sua non ho potuto dire addio la mattina al mi nonnogne coccologne. E quindi vi dovete vergognare davanti a una persona ormai morta. E io gli volevo tanto bene al mi nonnogne, che mi ha sempre amato e stimato di un amore folloso, strano. E voi me l'avete ammazzato. Entrambe le persone, siate maledetti da un drago! Che vi esplorerà la notte, tutte le notti.
 
Walter Tranfolanti

Le avventure apocrife di Gunther Brodolini

Il mitico Gori giorni fa mi ha chiesto se scrivevo una storia su Brodolini. Io penso che lui di fronte a un lavoro del genere mi spregi, mi umilia al più possibile, perchè lui pensa che io non sia in grado di affrontare un discorso del genere, che io non sia normale, sia dal punto di vista psicologico che mentale.
Ma io ho accettato la sfida, perchè penso di essere all'altezza maggiorata, anche più bravo di lui, nello scrivere una storia su Brodolini. Ovvero io rincaro la dose: in ogni frase che scrivo avverrà minimo una battuta e quindi vi farò ridere a sfare. E batterò il mitico Gori alla grande!
 
BRODOLINI AL SUPERMERCATO
 
Niente, c'è questo bambino che la mamma lo manda al supermercato, per fare la spesa. Però in particolar modo, gli dice di comprare il parmigiano perchè è finito, eccetera, le pesche, cose normali. Lui tranquillo prende le sue gambine piccoline va al supermercato, il Crai. Fa una bella giratina per gli scaffali, dà un'occhiata ai prezzi, sceglie qual'è il meno caro per ugnuno dei vari oggetti e poi sai che te dico? Se lo prende.  
Dopo, tranquillo, prende in mano la lista che il suo mammone gli ha preparato e guarda le altre cose che mancano. Tipo le mele, l'acqua frizzante, e tanto tanto orzo. Li può trovare al mitico bancone! Quindi lui piano pianino, con i suoi piedini, lui prende e si incammina verso il bancone. Durante la scampagnata trova quello, trova quell'altro, intanto fa due chiacchiere.
Ma ecco che Brodini arriva finalmente al bancone in granito. No, non Brodini: Brodolini! Esso prende il suo numero e fa la fila. Quando chiamano il suo numero, chiede alla cassiera, alla macellaia, gli chiede il prosciutto cotto. Lei esclama: "Quale vuoi? Quello con l'osso o quello dolce?". Lui risponde: "Quello con l'osso". La signora lo prende, lo mette nell'affettatrice e lo affetta. Belle fette costì, grassemagre, alte. Dopo lo mette nella bilancia e lì ci scappa una pesata di quelle belle. Lo incarta e poi lo da al miticissimo Brodolini! Lui prende il cartoccio e se lo mette in mano. Poi la cassiera gli chiede cosa gli manca ancora dopo il prosciuttaccio. E lui gli chiede che gli manca la soprassata. No no, anzi non gli manca più niente. Si salutano, normali, com'è e come non è, e ognuno va per la sua strada.
Dopodichè questo Brodolini ha finito di prendere il tutto, quindi si reca alla cassa. Ma alla cassa purtroppo trova una persona di successo, un suo carissimo amico, Cagnaccio Oreste, un pagliaccio. Due chiacchiere, come va con la caccia, tutto bene. E arrivederci. Paga il tutto al cassiere. Spende la bellezza di milleduecento lire. Il cassiere gli chiede se vuole lo scontrino o no. Lui lo prende e lo mette dentro una busta chiusa. Poi il signor Brodolini gli dice: "Arrivederci alla prossima volta". Afferra con una mano destra la busta e con la sinistra la porta per aprire. Esce dal supermercato, chiude per bene la porta. E torna a casa. Apposto.
 
Walter Tranfolanti

Una serata del caffo

Sabato sera, finalmente dovevo andare al Normal, in cui i Baustel facevano una bella suonata. Due chiacchiere in casa, tranquille, mio nonno mi ha detto all'inizio: "Walterino dai retta: non c'andare, stai a casina che è il caldino. Ma dove vai a spendere i soldi con questa serataccia? Lasciali fare quell'altri! Non ti ci confondere! Il tempi piove, è balordo! Si sta al foco, così ti piglio in collo come quando eri piccigno, che fra poco il tu nonnino un c'è più...". Io subito reclamai: "Nonno per piacere stai zitto, non rompermi il caffo! Io, caro Angiolino, prendo le mi gambine e vado al concertino. E te zitto, prendi e va' a letto, se no ti si porta in commenda alla casa pia!".
 
Ci si trovammo a casa del Gori. Un bello Zabov, tranquillo, e poi ci incamminammo lungo l'autostrada. All'inizio pareva tutto apposto, serata tranquilla, bei quadri eccetera. Due chiacchiere con il Cincinelli, due bei ricciarelli, ogni tanto mi scaldavo le mani strofinandole sulla trippa della Gaia o gni davo un bel boccolotto sulla bocca, penetrazione esclusa. Sì insomma: due o tre battute, niente di che, livelli bassissimi. E intanto con il macchinino del mitico Cinci noi macinavamo centinaia e centinaia di chilometri!
 
Ma ad un certo punto successe il primo delitto. E fu proprio Pero che voleva andare a fare uno spuntino, questo cretino. Si impuntò a tutti i costi, di voler mangiare una bella pizza con i peperoni. Urlava a malo modo, parlava male, rubava! Tutti noi tranquilli, persone perbene, si scese di macchina e si mangiò tutti con lui. Cincinelli teneva a sè la rabbia totale. La Lupo parina era molto impensierita di prendere o meno la pizza, lei è così. La Sloppy Sue era mogia, e anche se aveva fame, le inventava di tutte per fregare il pasto a tutti noi, fino al punto che cessò di andare dentro la cucina della rosticceria per le croste. Gravi problemi economici acclamano la signora Sloppy Sue. La chiamo così, perchè è una di un certo livello. Essa fu costretta tornare a casa a metà viaggio per mangiare un morso di pane e una bella Sevenàp. E intanto la Laurina da lontano gli urlava: "Tranquilla Sloppona, mangerai domani! Il tempone non finisce oggi!". Ma lei imperterrita andò per la sua strada e non la rivedemmo mai più.
 
A un certo punto il Perinelli disse: "Ragazzi è ora del concerto! Dai, andiamo tutti!!!". Di tante cose che il Pero ha sbagliato nella vita, finalmente è arrivata la cosa buona per lui: stava per arrivare l'ora X! Giungemmo, tutta la famiglia riunita, vicino al paese dove facevano questa suonata con l'organino. Già le vie non mi convincevano per niente: strade strette, salite, buie, senza manco una luce, la pioggia, i soldi, la nebbia. Ecco che si ode i lupi manari che mugghiarono in sottofondo, a tal punto che io mi accoccologne alla mi Gaiona gnagnarona. 
 
Tutto ad un tratto, ci ritrovammo nel piazzale accanto al Normal. Tutto buio, non si capiva niente che c'era. Il tempo era al crudo. La gente non passava nessuno, qualcuno passava, fischiettava addirittura, poi a un tratto correva via nei boschi urlando e non ritornava mai più. Il locale ero isolato, spento, porte chiuse a catorcio. Il Cincinelli era arrabbiatissimo, urlava, perchè voleva entrare a tutti i costi nel locale. Il Perinelli lo fermava: "Gianlunchino, Gianluchino, torna indietro!". Ma a un certo punto entrò in causa il mitico Rouge, dicendo: "Ragazzi, stasera pipo dal freddo". Che lui puole dire così e basta, questo è uno dei suoi punti massimi. Ma è l'ora di smetterla di parlare di Rouge, e torniamo a noi.
 
Aspettammo vaste ore, infinite ore e alla fine si spalancò la porta del localaccio. Lì sostava vicino un mitico buttafori, Buracchio Moreno, capelli gialli, uomo barboso, bellino. Esso ci disse: "Se qui dentro tu vuoi entrare, i soldi a me mi devi dare!". Mitico Buracchio! E noi costretti a spregio a pagare la versata somma di euro dieci, ma meno male senza consumazione. A quel punto lì finalmente entrammo dentro il locale osceno. Era un posto stretto e rifinito, il padrone addirittura non avevano neanche lo straccio in terra, sporco, lampadari telati, le cingomme. Gente perchessì, che viaggiava con i ragazzi tamarissimi, o meglio dire: posto tamarissimo! Ma attenzione, sta per sfoderare il colpo: dopo una mezz'oretta di musica di sottofondo bruttissima, si sentì un enorme boato. Era un tonfo che iniziava la prima canzone dei Baustel, La Foca Sperimentale, e da lì tutto il bum catastrofico.
 
La Laura rideva senza senso, con quella faccina forzata. Il Perinelli stava immosolito da una parte, e urlava. La Nofri cantava sul palco al posto del Bianconi. Per carità, il Bianconi e i suoi amici che lo aiutavano a cantare, molto bravi, bravissimi, lavoratori. Ma non sono gente che si meritano postacci del genere. Quello era un posto giusto per gente che non ha studiato, somari, tipo Neutro Sacconi o Gianni. E intanto il Bianconi corre e canta le sue canzoncioni. Dopo la trentesima canzone, il concerto finì per sempre. Noi tutti contenti per i Baustelle, tranne uno (il Bilancetti), ma per il locale tutti delusi a sfare, tranne uno (il Bilancetti), corremmo via immediatamente alle macchine, tranne uno (il Rouge).
 
Il viaggio di ritorno era lungo lungo che non finisce mai più, fuori era un freddo, la nebbia, la sabbia, addirittura sbagliammo via per colpa della Laurina che mise la sua bella bocchina perchè voleva andare in tutti i modi a vedere il mare, poverina. Sicchè arrivammo a Viterbo e, tralle baralle, tornammo a casa alle sei (anche anche). Ma io il giorno dopo, tranquillo, persona perbene, alle dieci di mattina precise, mi incamminai verso la collegiata, per andare alla Messa!

Io comunque devo dire una grandissima cosa. Se ripenso all'anteprima del concerto, dò ragione al mi nonnino al cento percento. Era vero che se stavo a casa avevo guadagnato molto di più. Nonnino avevi pienamente ragione, se t'avevo dato retta, nonnino. Nonnino scusa. Ora hai tutto il diritto di picchiarmi. Aspettami nonnino che ti paro il mio culino. Dammene tante, nonnino, che me le merito. Picchiami il culigno, le belle belle meline che si affliggono verso le tue manine dolce, tanto belline le tue manogne. Nonnino, ma belle le tue botte! Sfogati verso di me, nonnino, dammene di più. Se vuoi prendi un vinco per darmene. Fin'ora nonnino, non ci siamo capiti: picchiami di più, vecchiaccio. Va bene, così va bene. Mi raccomando nonnino. Dammene tante. No, nel culo no! Nel culo no! Nonnino, ti voglio bene! Nel culo no! Ti ho sempre amato per tutta la vita.
 
Ma tutto ad un tratto, quando mi stava per dare l'ultimo ceffone, si sentì un grande botto: era caduta una pentola.
 
Walter Tranfolanti

Le fil d'amour

Cari lettori, vi voglio esprimere un'avventura sul mio pistulino. La prima volta che mi facevo una bella sega, il mio grillino mi si inceppava, e quindi la pelle sotto alla cappella non mi andava nè in giù nè in sù. O che sarà? O che non sarà? Io mi reco subito alla Ivar Auto Spa del signor Gracciani eccetera. E lì espossi il problema della sega, a quel punto capii tutto che era benissimo rimediabile con una semplice impunturina nella bella cappella, ovvero tagliando il filino della sicura. Questo è un esame patologico che va effettuato soltanto quando il grillo è tutto scappellato al massimo, come quando penetra una miticissima fica. Quindi a questo punto chiamai il mio mammone e gli spiegai tutto il fatto e lei disse: "Ti opererò io! Il tuo coccologne!". A tal punto io chiaramente completamente nudo, io e la mia mammona andammo tutti e due in bagno. La mia mamma completamente tutta nuda, a culo gnudo, seduta sulla tazza del water sporco di piscio e io tranquillo, completamente nudo, mi sedetti sulle sue gambone totalmente nude. E all'inizio cominciai tutta ad accarezzarla tutta, dicendo: "Il mio mammone! Il mio mammone è qui tra di me!". E la mia mamma sa una sua tattica bella: prima della mitica operazione mi prese in bocca il pistulino come fosse una caramella all'orzo, le sue preferite, lo tenne in bocca per un minuto e io intanto giù l'accarezzavo nelle zone più malfamate, come accarezzo la criniera di un bel cavallo, e gli dicevo: "Il mio gnagnarone, ri-è qui fra di me!". Lei risponde: "El mi Walterino, che bell'omino che è fatto... che belle gambe diritte... che bel ginocchio, tranquillo... che bel culino... che bei coglioncini... che bella cappellina aguzza...". A quel punto lì essendo il pene estramemente rareffato, mia mamma sfoderò il colpo. Prende le forbici. Me lo scappella tutto e mi sta tagliando il filino dell'amore. Perchè lei m'ha sempre voluto bene. Quindi il filino è situato nelle zone grillari, fra la prima e la seconda membrana del gluteo, capillari, cellule e via discorrendo partono via insieme al biccico. Finalmente estratto. Lei mi dice: "Walterino, come sei stato? Come ti sei trovato? Come è andata il viaggio nel mio fichino? Ti sei divertito? Non fare tardi!". E poi essa mi dice: "Ricordati una cosa: io t'ho sempre voluto tanto bene. Quando la mamma non ci sarà più ricordati le cosino buone che ti ho detto, le ricette delle crostate sono nell'anta del mettitutto, perchè Walterino io non mi sto sentendo punto bene. El mi mammone coccologne! Walter, una cosa da dirti importante: alla Crai, non comprare mai la Coca Cola, perchè fa male, fa molto male, ma bevi la Fanta che è spremuta d'arancia, un sintomo estremamente scaltro di sincerità, roba genuina, schietta. Addio Walter. Addioooooooooo...".
La mamma morì il lunedì sera, alle otto e mezzo, sopra la tazza del water. Con lei c'erano due persone, il mitico Ghellani e l'elettricista Granai. Finalmente anche loro gli diedero l'addio. E rimasero partecipi alla mitica successiva operazione e poi il funeralone.
Mamma, io ti voglio dire tante belle cose, panforti, ricciarelli, perchè tutto a un tratto qui a casa nostra è Natale. Mamma voglio dirti una delle ultime cose: finalmente ora potrò fare l'amore completamente nudo, penetrazione inclusa eccetera. Ora io mamma potrò finalmente scopicchiarmi delle belle fanciulle e mettere al mondo il figliolo di Rodolfo Ghellani. O con le mie manine toccare la tua fichina fresca, bacata, di mamma. Bella manza costì. Mamma io non ti scorderò mai più, sarai sempre nei miei mitici cuori e quindi ti devo dire una cosa molto importante. Io mamma, insieme al Biliotti, ti ho sempre voluto bene. Un mondo di bene che non finisce mai più. Ciao.

Walter Tranfolanti

La puttanata!

 
Il geniaccio del mio zio Romano, una bella domenica mattina, mi accompagnava a giocare a pallone allo stadio. In macchina s'era io, quel cornutaccio e Neutro Sacconi, il suo figliolo di - attenzione! - dodici anni. A un certo punto, cammina cammina, mio zio frena bruscamente la macchina a S. Zeno. Aimè, zona losca! Che egli a me mi dice "Walter, questi son posti boni!". Fattostà, scende il piccolo Sacconi Neutro dall'auto, per andare a fare un rapporto anale globale con una prostituta. Quindi esso lo scende e continua la corsa verso lo stadio, per accompagnarmi, che dovevo disputare una bella partita! Passa il tempo dovuto, e mio zio mi riporta indietro, mi riporta a casa, ritorna nel luogo osceno del delitto, carica il piccolo Sacconi e gli dice come è andata. Lui gli dice: "Bene, è andata veramente bene! Stasera ho fatto un rapporto d'altri tempi!". Facile in quel modo: hai pagato, ci sei andato. A quel punto il mio zio mi ha detto: "Walter, questi son posti boni!". E mi ha riaccompagnato a casa.
Allora, il discorso delle prostitute è un discorso in ogni caso non bello da frequentare. E' chiaro, ragazze soggette a penetrazione quotidianamente giornaliera. Da un'età bassa a un'età remota, preliminare, wolframia! Persone che non hanno dignità di niente, da un punto di vista cazziale sono disgraziate ma tenerogne. Vorrei incontrarne una e accarezzargli le orecchie come un dolcissimo coniglio. Fargli: "Gnagni... la mi puttanona!". Belle manze costì! E poi vorrei sbuzzarla tutta come un dolcissimo coniglio, come faceva il mitico Biliotti Ennio, che paraccio è morto martedì sera di cancròsi. Comunque questo problema bisognerebbe affrontarlo tutti insieme, cognati, eccetera. Perchè sta affliggendo pultroppo la nostra società e quindi in bocca al lupo. Secondo me la gente dovrebbe fare a meno che fermarsi per rapportarsi con queste cornute. Quindi questo discorso andrebbe approfondito davanti a un bell'ospedale, tranquillo, con diversa gente seria in grado di affrontare il problema sulla prostituzione che oggi, in questo mondaccio, sta entrando pultroppo nelle case sotto un aspetto gerarchico, che tende più a una crudeltà ingenua che banale, mirata, sofisticata. E questo non va bene.
Vorrei anche dire che su questo argomento non me ne intendo molto. Ci vorrebbero dottori pagati che se ne indendessero e vorrei schivare queste quattro chiacchiere proprio perchè ho a che fare con una vera merda del mi zio. L'altra sera era a mangiare a casa mia, e mentre s'era a veglia e si parlava del più e del meno, com'è e come non è, a un certo punto il mio zio m'ha fatto occhiolino e riferito a S. Zeno ha detto: "Walter, quelli son posti boni!".
 
Walter Tranfolanti

Le mie amanti (tranne una)

Vi sto per elencare la lista di una serie di ragazze che ci ho fatto uso sessuale. E' un mischio-misto: qualcuna mi ci è stata, qualcuna no. Un bel boccolotto! Per rispetto delle ragazze che ho amato - ovveroddio le ho amate - non espongo i cognomi, però gli mando un bel pandoro del Crai. Le ragazze che ho amato in maniera colbone sono queste:
 
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LAURA (26 anni)
 
La cugina del Gori secondo me sì è bellina, per carità! Tutto sommato! Ma in soldoni, a grandi linee, c'ha il carattere poco contrastato a riguardo del mio e del suo. Però una cosa parecchio parecchio positiva è che la Laura è una delle poche ragazze che quando ero al mare a Milano Marittima in camera, io tranquillo, completamente nudo, andavo a letto con lei, mi ci arucinavo e sinceramente ce l'avevo molto duro. Tentavo di riconquistarla infilandomi il grillo dentro le palle, il cacare e altre acrobazie. Si giocava come due fanciulloni e tutto finiva lì. Comunque secondo me è troppo bassa, arcaica, sì il viso è bellino, però lei con quel trucco, che si trucca, che si strucca! Troppa gazzillora! Sì, per bene, per carità, sì è una personacina di merda sì, però a mio riguardo non mi risulta per niente convincente. E per questo la dichiaro tutto sommato una ragazza positiva.

Voto: 6 e mezzo
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GAIA (23 anni)
 
Il Gaino per carità, ragazzina dolce, sintetica anche nel parlare, sincera, peccato gli manca quei centimetri di altitudine e c'ha il due di piedi. Però tutto sommato io sinceramente l'accompagnerei a comprare una fotocopiatrice in cartolibreria, tranquillamente. E basta. Per quanto riguarda il pene l'effetto è buono. Soprattutto quando la vedo servire ai pub e ristoranti mi eccito a sfare. La schiava! Un aspetto che non ho ritenuto parecchio positivo è quando era al mare si appropriò al nostro tavolo e non pagando peluzzicò un acino d'uva, però lei avrebbe detto non avrebbe mangiato niente. E calma calma si appropriò al nostro tavolo. Gaia, se non ti puoi permettere il cibo da mangiare, non venire al mare e stai a casa. E peluzzicando peluzzicando, tra un pasto e quell'altro, si finiva il cibo di tutte le altre persone. Questa è la Gaia. A voi vi piace? A me no.
 
Voto: 6
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SARA (27 anni)
 
La Nofri è una ragazza molto serena. A volte un attimino tende troppo a parlare di Michele Serra, comunque tranquilla. Una cosa che mi ha molto affascinato quando era al mare che noi tre facemmo il bagno di notte, completamente nudi, il Noferini si gnudò più tardi, tranquilla, ci fu il mitico Stefano gli disse alla Sara: "E ora togliti il costume, bella maiala!". E la Sara tranquillamente abbassò le brachette andando giu a zig-zag, facendo la sessuale, tipo così. Lato buono. Stefano, e io e la Sara ci incamminammo a un mitico pub dove la Sara espose la sua tesi facendo ricorso a una serie di misure di cazzo paragonate coi bicchieri. Questa fu una parte molto tamarra. Un po' peggio dell'altra. Niente, diceva che io sono stata con un determinato ragazzo, l'aveva lungo tot centimetri. Poi indovinava come ce l'aveva il grillo i maschi presenti del pub. Per carità, bello da dire, peggio da fare. Questa è la Nofri dei tempi d'oggi.
 
Voto: 8
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FRANCESCA (27 anni)
 
La Lupo è una persona, per carità, intelligente dal punto di vista architettonico. Però di quello che dice, delle sue parolone, non si capisce mai niente e a me non me ne frega niente di quello che espone. Una cosa importante da dire è che per quanto mi riguarda anche quando si era in camera al mare, era in definitiva una ragazza molto sprecisa. Montava addirittura sopra il letto coi piedi sabbiosi, non rimetteva a posto niente e tante altre cose peggiori. In soldoni è una ragazza lieve, parecchio lieve, da rispettare. Una volta parla in maniera superba, un'altra volta in maniera superflua, un'altra volta ancora cureggiò. E il fatto se mi affascina o no la risposta è nì. Qualche volta, ogni tanto, mai. Scusatemi, ma per me è stato difficilissimo compicciare questi righi, che in fondo in fondo non dicono niente, una vera fatica, perchè è la sottoscritta che per me è insignificabile. La "tranne una" è lei.
 
Voto: 1 e mezzo
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Walter Tranfolanti

L'affarone!

 
Allora la faccio corta: circa un anno fa il mio babbo, quel mongoplettico, decidette un bel mattino di cambiare il suo bel macchinino. Via corremmo tutti e due alla concessionaria Ivar Auto Spa! Niente, arrivò il vecchio Orcello Foresti e contrattammo all'incirca il prezzo di una BMW Serie 3 usata. Il vecchio ci disse che la macchina signori è in condizioni buone, stimabili, apprezzabili varie. Il mio babbo dopo fatte tutte queste considerazioni, gomme nuove, macchina tenuta bene, tranquillo, l'Opel Corsa mia fu restituita all'Ivar Auto Spa. La cifra è questa qui: io pagai la BMW diciottomila euro più chiaramente gli diedi la mia mitica Opel Corsa, valutata cinquemila euro. L'Opel Corsa aveva manco i suoi tre anni di vita con manco ventimila chilometri eccetera. A fin fine pago la macchina, prendo la BMW e vado subito a casa con la mia bella BMW usata fiammante, tranquillo come una lasca. Come arrivo a casa il mio nonno Angiolo scende le sue miticissime scale in granito, lui dice: "Bella la macchina, o come avete fatto?". E mio padre risponde: "Bene, s'è pagata e s'è portata via!". Mitico Graziano!
Allora da qui ingominciano le soddisfazioni. La BMW l'ho provata, guidata e tutto il venerdì, il sabato e la domenica, poi s'è broccata. Vai, belle rotta! Aspetta Graziano: che sarà, che non sarà. Dopodichè io capito col mio babbo ho riportato la macchina dal Foresti. E gli ho detto "Qui la macchina non va perchè!". Il Foresti la macchina l'ha presa subito e l'ha portata in officina e l'ha messa sotto esame in officina al torchio. L'ha fatta controllare da Osvaldo Gracciani l'operaio-killer e il Gracciani m'ha detto che c'era un problema che costava la bellezza di, c'era una scheda bruciata, che per cambiarla ci voleva la bellezza di, in tutto, cinquemila euro. Preciso spaccato il costo dell'Opel Corsa mia che era tanto bellina coccologne el mi machignogne. Chiaramente nella stanza ci s'era tutti, malinconici a sfare, e vari "mi dispiace", inne e onne. E poi ci dice questa macchina qui che c'aveva venduto lui tre giorni prima, era una macchina coi chilometri scalati che era stata una mezza inculata fino a qui e fa tutto l'amico. E niente a questo punto qui il Foresti ci consigliò di non riprenderla più quest'auto che c'aveva venduto lui tre giornacci prima, ma ci ha offerto in sostituzione della BMW tre macchine valide diciamo, che c'avevano già lì belle pronte perchè le facevano provare ai clienti. Una delle tre macchine valide, o bere o afogare, macchine che sto per dire: Fiat Stilo nera, Alfa Romeo 147 rossa e Volks Wagen Golf blu. Inne e onne, si parlò col mio babbo di prezzi, tutti e tre prendeva ventiduemila euro l'una. Si decidette di comprarne una sola. A quel punto mio babbo era rosso parecchio nel capo, si vergognava per il disturbo, c'aveva la camicia arocciata e non voleva tanti casini, e il Gracciani zitto zitto ridicchiava e anche lui ci consigliò di non prendere questa BMW balorda. E un operaio che stava lavorando ci mise bocca dicendo: "Non prendetela la BMW!". A quel punto lì qualsiasi persona che passava avrebbe detto: "Non prendetela la BMW!". Secondo me la gente dell'Ivar, tutti compresi, hanno visto che la BMW era buona che con poco si accomodava, hanno visto il mio babbo ghiozzo e volevano fare il chiappo. C'hanno buttato là tre macchinacce che c'avevano già lì da cui è provenuta la scelta forzata. Fatte le dovute considerazioni, scelta quella bella, quella insomma, quella no, inne e onne, ho scelto quella bella: la Stilo, una macchina di merda. Quando ho preso la Stilo ho però dovuto a sorpresa dare altri cinquemila euro, tanto per gradire. In tutto, questa Stilo c'è costata diciottomila euro più altre cinquemila euro più l'Opel Corsa mia (che l'ho rivista parcheggiata in S. Agostino e mi fece effetto). E poi prima di uscire hanno voluto altre mille euro che non ho capito. Insomma solo ventinovemila euro per una bella Stilo.
Comunque lì per lì, a botta fredda, si era come sciancianiti e sembrava proprio un bel colpo! Dopo col passare del tempo lì per lì la cosa è calmata, rifaccio il conto e l'inculata era eccessivamente enorme! Con quella cifra che ho speso mi ci scappava una bella New Beattle super-accessoriata stile Papeete, tipo quella di Gori. L'unica cosa bella è che la Stilo è decappottabile quasi, perchè ha il tettino, ma non s'è aperto mai perchè i miei non vogliono assolutamente che si apra mai perchè magari non si richiude e tocca sborsare altri soldi. Il mio nonno Angiolo a tavola la domenica ha detto che all'Ivar c'hanno fatto tipo l'ipnotismo, malie, magie, cose non belle. Comunque malie o non malie, chi mi ha trascinato in questo clima atroce, spiritualmente totenale è stato quel mongoplettico di mio babbo, che ha avuto troppa fretta e si vergogna e ha paura e è una merda. Da aggiungere che la settimana successiva uscì un opuscolo in edicola dove c'era scritto: Settimana Stilo SuperOfferta a 15.000 Euro. Queste sono le più belle soddisfazioni che l'uomo possa raggiungere ai massimi livelli. Ai massimi livelli!
 
 
Walter Tranfolanti

Beghe coniugali!

 
Il mio zio Romano in precedenza ha avuto delle serie complicazioni, pesanti sanzioni, a riguardo familiare con la sua moglie, la mitica Angela. Capelli gialli, tranquilla, alta un metro e settantacinque. Bellina: un budello. Alla fine, per farla corta, in seguito a questa storia di litigi, incarichi vari, ci sono stati malgrado delle complicazioni di livello banale, catastrofico, anomalo. Lo spiego subito: il problema viene esposto così: la mia zia Angela da tanto tempo si vedeva con un'altra persona, perchè il suo marito Romanaccio, che è un gran coglionaccio, ha deciso di perderlo. Le considerazioni fatte sono state tante, ha perso il capo per questo qui, il signor Follani, perchè ci si sta trovando meglio sia da un punto di vista gastronomico che intellettualistico. Magari esso è una persona più colta rispetto a quel ghiozzo. E quindi il mio zio Romano quando è venuto a sapere che l'Angela non va d'accordo con lui perchè come già detto c'aveva quest'altro, mio zio Romano si è di molto incazzato e giustamente l'ha picchiata, tirandogli i capelli a malo modo. La storia si è ripetuta ripetute volte della legge Gozzini, ma entrambi duri di carattere hanno preso ognuno per la loro strada. Ovvero mio zio Romano inizialmente per conquistarla, per riprovare un attimino se c'era un attimino di riappacificazione, ha fatto degli stratagemmi. Per esempio quando tornava dal lavoro a una certa ora, faceva tipo lo scocciato, quell'imbecille, e gli buttava i panni in terra, dentro la casa, tutti gli spolverini sporchi in qua e in là. Tutto questo per riconquistarla, per vedere se sua moglie, Angela, gliele raccattava sottomessa e gliele puliva e zitta. Per vedere se era cosciente, obbiettiva, sintattica! Ma lei no. Niente di che. I panni rimanevano nel piantito. Lei entra in casa musona. Non si guardava in faccia per niente. L'unico impassabile era suo figliolo: Neutro Sacconi. Lui inizialmente era imparziabile, ma dopo settimane in settimane cadde dalla parte della mamma. Romano è stato a riguardo di questa storia ascoltato e sentito vari avvocati. Quindi il signor Follani ha messo l'avvocato. E l'Angela uguale: avvocato difensore. Guerre, ripetute guerre, avvocati, fogli, vince quello, grandi polemiche. In fondo al gioco, la causa è stata vinta da Angela, perchè avendoci il figliolo a carico il pezzo di casa rimane suo. E' un bene culturale. Mio zio Romano una domenica sì e una domenica no viene a mangiare a casa mia. Non gli par giusta. Si parla della causa scatenante e quindi quando mio zio Romano si assenta un attimo, mia mamma dice che secondo lei l'Angela l'hanno drogata a Napoli.
 
Walter Tranfolanti

L'ammazzatura del maiale

Ciao a tutti, sono Walter Tranfolanti. E' un nome falso, per motivi estroversi che non voglio essere rintracciato. Non voglio tante beghe, io non so niente di niente qualsiasi cosa che succeda a carico di altrui. Sono a casa del mitico Gori e si boticava del più e del meno, com'è e come non è. E, sbimbocciando sbimbocciando, sono stato ingaggiato a livello pornistico-magistrale per il Gargabonzi. Daqquin'avanti sicchè, ogni tanto, vi informerò su notizie riguardanti la mia vita, il mio nucleo, la cultura ecclesiastica. Ogni commento di voialtri per me non è altro che un piacere soddisfacente: fatelo. Ciao a tutte le persone che leggono le mie future odi.
 
Si parte con la prima ode:
 
L'AMMAZZATURA DEL MAIALE
 
Mio nonno Angiolo ha una grandissima passione nell'uccisione del maialaccio. Un tempo, per la mitica uccisione, ci si ritrovava ogni domenica mattina. Chiaramente egli la mattina, alle sei di mattina, va dai maiali nella mandria, prende il maiale preso in esame - tranquillo - lo acciuffa, gli mette il guinzaglio e lo porta fuori. Ci ragiona, ci fa due chiacchiere. Tranquillo. Gli dice che tra un paio d'ore verrà ghigliottinato in maniera internazionale, come Hitler ha fatto coi suoi seguaci, bracci destri, anche un bel Goebbels. E festa finita. Si è quattro cinque persone per reggere il maiale, quando arriva il Biliotti Ennio, il pistolaio della situazione. Mio nonno, uomo cazzuto-barbuto-setoloso, quando arriva il pistolaio con la pistola pronta per sfoderare il mitico colpo, regge il maiale con una ferocia insomnia. Tutto completamente nudo, setola contro setola, e tutti quell'altri anche loro a reggere la beschia, ma lui però due bracci per volta stile grandissimo. Però prima di sferrare il colpo, al maiale gli viene legato il muso da una bella fune, perchè se no nel chiocco scappa un raschio di sanguaccio dalla bocca. Il mio nonno quando amazza i maiali, spadroneggia a gasatissimo, tipo come c'avesse una corona nel capo, una corona di merda, oppure un miticissimo scettro con la merda.
Ecco, il maiale - TUM! - è morto. Il pistolaio ha sferrato il colpo. Il maiale cade nel piantito, il Biliotti fa la fuga e tutti lo seguono. Solcano via per chilometri e chilometri tutti, fino al paese alto, si ringuattano nel campanile, perchè il maiale quando cade in terra è pericoloso, perchè avendoci i nervi sovrannaturali, tesi, si sdinercia stile discoteca Pineta tunz tunz. Per circa un minuto. E stride: "Ih! Ih! Ih!". Dopo si presenta mio nonno e basta. Quell'altra gente non c'è. Mio nonno rimane con il mitico setolone da solo, chiude la mandria, rimane solo con il maiale per cinque minuti nel troiaio da solo. La gente parlotta fra di loro, dice: "Che farà l'Angelo? Che non farà?". Noi tutti andammo a vedere. A un certo punto esce il mitico e vedo che si rimbonzola i calzoni. Da lì capisco che il mio nonno ha avuto un rapporto anale penale globale col maiale, col gadavere del maiale. Setola contro setola, perchè il maiale, essendo rosa, morto, setoloso e grasso, ha un po' la forma come della mia nonna, paraccia, decessa l'anno scorso, e che lui gni voleva tanto bene alla mi nognona coccologna. Tanto che, a tal punto, qualora, le quattro cinque persone si incamminano verso il luogo del delitto. E da qui avviene tutta la spezzatura del maiale: salami, capicollo, burischi, foltone, golghiani, follani, eccettera. Dopo che il maiale è stato ucciso dal Biliotti (il Biliotti ragazzi chiocca!) e arriva anche mio nonno, scatta il rito: al maiale gli viene segata la testa e viene data da mangiare alla mamma del maiale, la troia, che chiaramente è una cosa squallida. Vedere la mamma che piange, però nello stesso tempo mangia ghiotta il capo del figliolo e intanto piange. Questo è tutto una prassi della mia famiglia orribilissima, raccapricciante, malinconica. 
Quando era giovane mio nonno ammazzava il maiale a cazzotti, nudo, setola contro setola, e i conigli con un morso nel capo. Miticissimo Angiolo!  
 
Walter Tranfolanti