La triste storia di Gnaccarino P.

Ho sempre sostenuto che il nonnismo da parte di una persona geniale possa rendere creativi. Per esempio: "Francesca, piscia per terra a forma di sagoma della lombardia o ti butto il vetriolo in faccia!". E lei giustamente ci prova, tremante si tira giù calzoni della tuta (pazzesco, non porta le mutande!), s'accovaccia, se la prende fra le mani e dirige il flusso d'urina cercando di abbozzare qualcosa di artisticamente decente, che la risparmi dalla mia furia. E' in questo modo che si attivano delle parti del cervello che sono rimaste a riposo per una vita, ovvero quelle che sposano minzione, geografia, paura del Gori e arte brutalista.
E' in un modo simile che è nato quello che leggerete qui di seguito. A me il compito più facile e divertente: partorire una decina di mozziconi di frasi in completa libertà, buttate là a casaccio, nel dormiveglia. Il compito impegnativo era invece quello della Frank, che ha dovuto creargli un contesto attorno, giustificare ogni mia frase all'interno di un racconto organico, perfetto e di stolida classicità.
Le mie frasi erano:
1. Tritone, il pesce più coglione
2. la Canizie non riusciva neanche a reintrodurre la datterofilia nella prossima enciclica
3. "Non mangiate i vinai! Non mangiate i vinai!"
4. un cucciolo di cavallo trovato dentro a un pompelmo
5. "la spaccata l'ha spaccata!"
6. che non sarebbe mai riuscito a snaturare il bulbo Gnaccarino
7. "un paletto di Frassica nel cuore?... PECCHIOLI!"
8. prese a piovere polifonici
9. "Portatemi un cartello con scritto portatemi un cartello coscritto"
10. il cartoccio Cartoccio
Ciò che ne ha fatto la Frank è...
LA TRISTE STORIA DI GNACCARINO P.
Ora di religione. Gnaccarino Pecchioli, figlio di poveri contadini, sedeva suo malgrado fra gli altri allievi. Era uno degli ultimi alunni-viventi, da quando gli zombi avevano invaso il paese, emarginato coloro da cui un giorno si nascondevano, preso in gestione il sistema scolastico, perfino riscritto i Vangeli in chiave macabra. Ad esempio, Gesù nell'ultima cena divide letteralmente il proprio corpo fra i discepoli. "Questo è il mio pane, prendete e mangiate, fate questo in memoria di m-AHIO!". Poi si apre un'arteria e li abbevera: "Bevetene tutti, perché questo è il mio vino dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccat-OUCH!". "Rabbi, come faremo quando ci avrai lasciato?". "Potrete cibarvi del pane che è il corpo dei fornai, bere il vino che è il sangue dei vinai. Ma non mangiate i vinai! Non mangiate i vinai! E non bevete i fornai! Non bevete i fornai! Guai a voi". Secondo molti teologi, fu allora che nacque lo scisma fra zombi-vampiri e zombi-cannibali.
Anche il Vaticano era spaccato in due. I nuovi cardinali-zombi irridevano gli antichi porporati sopravvissuti chiamandoli la Canizie, sparuto gruppo di vecchi dai capelli bianchi, sempre più in minoranza. Ormai quasi ridotta all'impotenza politica, la Canizie non riusciva neanche a reintrodurre la datterofilia nella prossima enciclica, per tornare ai bei tempi in cui i piaceri della carne non erano concessi ai religiosi, e li si sostituiva con quelli vegetariani. Bei tempi, quelli dei dolci datteri dei missionari d'Africa. Finirono quando un predicatore ebraico sefardita fece conoscere al mondo le grazie di un cucciolo di cavallo trovato dentro a un pompelmo di Jaffa, fra una predica e un'anacoresi di routine. Vuoi mettere un dattero africano, per quanto paffuto e accomodante, con un intero cavallino della terra di Sion, marinato a puntino dal naturale pH del pompelmo e frollato dalle arie del deserto? Quell'anno si ebbero 17 conversioni all'ebraismo nelle alte libidinose sfere, e in Vaticano si pianse amaro e acido, e quando un arcivescovo al risveglio si trovo single del suo assistente più fidato, lanciò dalla finestra tutto ciò che glielo ricordava. Lanciò le sue foto, il domino del martedì, il set da rinculino, il coro di voci bianche in cui l'aveva conosciuto, il coro angelicato in cui l'aveva sedotto, il coro maximo di cui l'aveva fatto direttore. Lanciò spartiti, bacchette e leggii, sopranisti e tenorini, foulard e spray alla propoli, fino ai pesanti baritoni e ai contraltacci, lanciati con un grugnito definitivo e disperato; su Roma prese a piovere polifonici, e nessuno osò chiedere perché.
Gnaccarino veniva umiliato in tutti i modi, sia dai compagni-zombi che dai maestri-zombi che dai pavidi maestri-viventi. Nel paese, per esempio, tutti dicevano che i Pecchioli erano delle gran teste d'aglio, un po' perché puzzavano, un po' perché contadini, un po' per la rabbia di non averli ancora zombizzati. In fondo il Preside lo temeva, che non sarebbe mai riuscito a snaturare il bulbo Gnaccarino. E allora si divertiva a umiliarlo: indiceva assemblee generali per il solo gusto di irriderlo pubblicamente, e lì lo convocava coi genitori e minacciava di espellerlo, essi imploravano di non espellerlo, lui imponeva prove impossibili per soddisfarli. L'ultima volta chiese loro "Portatemi un cartello con scritto portatemi un cartello coscritto", e vostro figlio non verrà espulso. Essi lo fabbricarono e lo portarono a tempo di record, lui lo appese fuori del proprio ufficio, lo battè con l'indice, e li buttò fuori. E da allora ogni volta che ci volevano parlare, dovevano prima fare un cartello, coscriverlo tenendo la penna entrambi e portarglielo. Già erano semianalfabeti, e dalle mani grosse. Pretendere che scrivessero in due con una sola penna, perché loro figlio si elevasse culturalmente, era puro sadismo.
L'unico a ricevere trattamento peggiore di quello riservato a Gnaccarino, era un disgraziato figlio di venditori ambulanti di rosticciana, dei poveri cretini della brianza lucchese che avevano votato la propria vita al profitto tramite carne alla griglia. Ed erano eternamente in passivo, moralmente ed economicamente perché l'unica cosa che riuscivano a procacciarsi e a servire questi inetti sprovveduti e appiedati erano tranci crudi di Tritone, il pesce più coglione, che gli saltava in banchi di due esemplari per volta direttamente dai fossi lucchesi in fra le braccia brianzole. Erano destinati a fallire come carnai, se non si fossero convertiti al pesce, con un po' di buon senso. Ed essi per cosa optarono? Per la carne alla brace a oltranza e la procreazione assistente: ogni figlio che misero al mondo da quel giorno, per loro furono due braccia in più per il loro banchino itinerante. Quando nacque la prima figlia, la chiamarono Griglia perché nel banchino avevano solo una piastra elettrica diametro 20 centimetri. Il secondogenito venne battezzato Frigo, il terzo Cavatappi A Incastro Per La Cocacola. E così via fino al 20esimo figlio: il banchino fioriva, non gli mancava più niente, aveva anche un'Aiuola a strascico, un Tavolino e una Panchina siamesi e pieghevoli come cinesini. Il 20esimo e ultimogenito venne battezzato stancamente Cartoccio, come la cosa meno utile e caratterizzante della bancarella, sull'orlo dell'inutile proprio, dato che queste due braccia in più quasi quasi scombinavano i loro piani imprenditoriali. E così il cartoccio Cartoccio si ritrovò per sempre segnato da un nome disgraziato e dalla totale mancanza di amore paterno.
Sorte peggiore toccò forse alla sua sorellina Serranda Basculante, che dall'età di 5 anni passava le giornate arrotolata a 2,5 metri d'altezza, e passava le notti srotolata a chiudere l'infame banchino, come un portiere di calcio eternamente in volo, silente e ignorata, bellissima nella sua irraggiungibilità. Fu in un giorno di estremo solleone che le chiesero uno strappo alla consuetudine, e di stirarsi a modo e sospendersi fra il tetto del casotto e la testa di suo fratello maggiore Ombrellone Peroni per alleviare i clientacci in fila, degli orribili zombi in tenuta da camionista. La povera volenterosa fece uno strappo e non solo alla regola, e al primo tentativo di acrobazia, un piede qua un piede là, si richiuse su sé stessa come uno startac, le caviglie annodate sul capo e l'inguine devastato dalla dislocazione di ossa e tendini. Essa ne morì immediatamente, e sulla sua lapide scrissero solo "la spaccata l'ha spaccata!" come se ci fosse della poesia e dell'eroismo in quella fine orrenda, o come se l'allitterazione potesse suscitare benevolo sorriso. Resta aperto il dibattito, fra i clienti sconvolti ma omertosi, se fosse meglio morire come Serranda Basculante o vivere come Cartoccio.
Questo era il paese dei nostri piccoli eroi, un paese di ingiustizie e tristezze, di zombi dominanti e di piccoli viventi in perenne rischio.
E fu all'ennesimo spregio scolastico che Gnaccarino Pecchioli decise di ribellarsi. Contattò in segreto il più grande cacciatore di zombi vivente: Nino Frassica, che viveva da anni nascosto, in un altro posto. Aveva cambiato nome e sesso, si chiamava Nica Frassino per non confondersi, e bastava che ti regalasse o prestasse o vendesse un paletto, e si diceva che con quello morivano gli zombi. Gnaccarino ricevette un paletto in cambio di un barile di datteri, lo nascose sotto la giubba, attese un'assemblea totale globale della scuola. L'assemblea prese subito la solita piega: il preside lo trattenne sul palco, lo additò, lo schifò, ne rise. E tutti i presenti, zombi e viventi, lo additarono, lo schifarono, ne risero. Gnaccarino aspettò il suo momento, per vendicare tutti i Gnaccarini e i Cartocci e le Serrande dell'universo, in un atto catartico e definitivo. Fu mentre il preside si inarcava all'indietro, preda di un'altra risata, che Gnaccarino gli saltò al collo, gli abbracciò il torace, e trapassò lui e sé stesso col medesimo paletto. Non si sa se avesse fatto male i calcoli sul torace del preside, se volesse davvero morire, o se avesse frainteso la leggenda metropolitana. Anche un cretino avrebbe capito che il paletto nel cuore uccide sì gli zombi ma soprattutto i viventi. Ma Gnaccarino era solo un ragazzino, figlio di stupide teste d'aglio, e con le sue ultime forze, attaccato al preside rantolante, prese la parola e disse a tutta la scuola: "sapete chi vi manda affanculo con un paletto di Frassica nel cuore?... PECCHIOLI!" E mancò.
Frank
Il Culto

Un romantico cucù

Il romanticismo, per chi ha gli occhi grandi e il cuore aperto, è nelle piccole cose, è tutti i giorni, è dietro l'angolo. E la magica scintilla può scoccare in ogni momento, fra cuori e corpi di ogni età ed estrazione. Anche fra una jeune-fille e un cocombre, direbbe Gainsbourg. Arrendersi alla forza dell'amore, alla fatalità di un incontro imprevisto, e bando ai preconcetti antichi... è la morale di questa piccola storia.
Tranfoprimavera

(minnule AT email DOT it)
Il gioco del Sembramanonè

CRASH! KABOOM! SMASH!
Fotosondaggio #1

Tranfostelle

Nei nostri tempi avari di guru e di carisma, noi Sgargabonzoidi ne veneriamo ben due di idoli pagani: Francesco Bianconi e Walter Tranfolanti. Essi vissero e predicarono senza mai intersecare le loro vie, fino ad una mitica notte, in cui noi tutti ci recammo in processione fino al Norman's di Perugia, portando sulle spalle il Tranfolanti affinché i loro verbi si incontrassero, e il miracolo avvenisse. L'idolo Walter recava seco un dono mistico e simbolico per l'idolo Francesco, nascosto in una misera busta di plastica bianca. E l'idolo Francesco lo ricevette stando sotto i nostri sguardi ammirati, davanti alla mia fotocamera rapace, dietro ad un buttafuori fisico, sopra ad un palco piccolo.
Dedico questa fotocronaca (che comincia qui), tratta dal tranfodiario originale, proprio a Walter:
"portami fuori a cena, Tranfolanti!"
Frank
Romanzo Criminanzo

É successo di nuovo! Mi hanno portato al cinema, ma "Romanzo Criminale" era lungo e la fagiolata era impegnativa, e mi sono assopita in poltrona. Se cliccate QUI, potete vedere cosa mi è rimasto del film, in una sequenza di 5 tavole, come al solito. Sfogliatelo! Se vi piace, se ne volete ancora, non state a dirmelo: andate alla cassa dell'Europlex di Arezzo e lasciate una donazione in euro, da versare in "Lista Lupo". Per cifre superiori ai 100¤, allegate foto, così finite nel prossimo fotoromanzo. Ma in che ruolo lo decido io, la mia arte non è in vendita.
Frank
minnule[at]email.it
La vacca tritata

Saluti da Frank

Ricevo e pubblico una cartolina postale di Frank. E' roba per voi, e la trovate qui.
Che la gente lo devono sapere: io a casa a rimetterci la ghirba, lei al mare a darla via come il pane. Brava brava. 'Sta trogglia. Non per farla pesare, ma sono cose che rimangono.
Döner Kiappap

Ma dove vivi? Ma quando vivi?
Frank
minnule AT email.it
da un'idea marcia di Acidshampoo
Fotoimpariamo con Frank

Mille e più di mille le lettere piovute in redazione, forse sull'onda emotiva causata dalle vicende di Mirella raccontate dal piccolo Gunther, forse da una più sana e consapevole curiosità scientifica, forse da troppo tempo libero a vostra disposizione.
Tutte avevano in comune una domanda: "ma cos'è il Cabride?".
E allora, solo per i vostri piccoli cervelli insaziabili e grannndi occhietti voraci, presentiamo il primo fotopost didattico della storia dello Sgargabonzi.
Il Viaggio alla scoperta del Cabride comincia qui.
Frank
(minnule AT email.it)
da un'idea di Sara N.
Fotovendita #2

Fotovendita #1





