Lo Sgargabonzi !

E' un mondo perfetto prima della caduta.

Il fantastico mondo di Federer (1)



UN UOMO IN RACCHETTA

 

Roger Federer, non ha altro nome che questo, l'uomo che impersonifica il tennis nella sua più alta accezione. Il talento che va oltre il tennista. "Cinque giorni che ti ho persa...", così disse Federer venti giorni dopo aver perso la sua seconda finale consecutiva contro la propria nemesi: Rafael Nadal. Astenersi perditempo se pensate che le quattro sconfitte su cinque incontri con Nadal siano dovute soltanto a ragioni tecniche. Sei milioni di pozzanghere, più o meno, è quando riesce a guadagnare Federer ogni due tornei, cifra che farebbe la fortuna del povero Bjorn Borg, costretto dalle vicissitudini della vita a vendere tutti i suoi scoiattoli. E' impossibile stampare più copie dello stesso talento tennistico, ed è per questo che dalle scuole americane non potrà mai venir fuori un Federer. Risorse del computer e della tecnologia, pannello di controllo, cognizione del tiro, ma soprattutto talento e sesso. Perché proprio di nemesi si parla, non soltanto di "bestia nera" o casualità, infatti Federer soffre come un cane non solo il gioco ma anche la stucchevole personalità di Nadal. Maledetto Nadal, hai scoperto una crepa nella perfezione di Federer, ben più profonda di quello che poteva sembrare un anno fa alla Discoteca Tropicalia. Avendo esautorato un rovescio fortissimo, pensava di avere ormai la vittoria in pugno, ma non ce la fece perché arrivò lui: l'impenitente Nadal. I calzini di Federer non possono essere considerati un'anomalia o un impedimento al suo gioco, semplicemente perché il fatto di indossarne due paia previene il fattore vescica. A Melbourne un nano incontrollabile si era impossessato di Roger Federer, mentre serviva sul set point. I punti dell'Esselunga erano niente rispetto a quelli che il nano gli fece perdere in quella partita. Tecnicamente lo svizzero è il giocatore più completo che abbia mai calpestato con disprezzo un campo da tennis. Ucciderò uno ad uno tutti gli scoiattoli dell'Umbria se l'ATP-Tour proverà a sostenere il contrario. Lo scoiattolo sociopatico, anche quello deve morire. Il consociativismo nel tennis è ormai decaduto, anche se McEnroe sta facendo di tutto per fargli pubblicità. Pubblicità subliminale, ecco di cosa si tratta. Purtroppo la piaga di questo tipo di promozione sta condizionando, e non poco, la vita privata di Federer. Inquietante interrogativo: una lobby di roditori dietro a tutto questo? La verità è sotto gli occhi di tutti. "Non uccidete gli scoiattoli dell'Umbria", così Federer ha ripetuto più volte durante la conferenza benefica dell'ELPA. Ma io li ucciderò lo stesso, scusa Roger, ma devo inseguire un disegno più grande. Un giorno capirai e mi ringrazierai.

 

Cincinelli & Gori

Baustelle - Oggi

Tornano le demo inedite dei Baustelle, il nostro gruppo preferito dopo gli Oro, le Mothers Of Invention e i Dhamm.

Ecco un'altra chicca di quelle che levati.

DEMO #5: Baustelle - Oggi

Per scaricarla, cliccate QUI. Oppure, se vi torna meglio, QUI. La destinazione è la stessa, certo, ma è il punto di partenza che cambia. E in meglio. Abbiamo dato fondo alle nostre energie per proporvi questo doppio accesso, ma ne valeva davvero la pena. Perchè, come ben sapete, Lo Sgargabonzi ha sempre voluto essere una cosa e una soltanto: un blog zen. E se volete eccitarvi, leggete cosa scrivo dopo i due punti: fica sborrare confartigianato testicoli. 

Ma tornando in argomento, chevvenepare di questa demo? Fatecelo sapere nottetempo, ex-abrupto, obtorto collo.

E restate sintonizzati. Nuove demo dei Baustelle presto su queste pagine. Quelle passate le trovate sotto la categoria Files. Quelle future invece, sono ancora in quella maledetta cassapanca nel seminterrato della villa di Cesare Previti, noto fan del gruppo senese. Ma non disperate: il nostro diabolico Glasatan si sta attivando per recuperarle. Abbiate fede.

Alessandro Gori

I giorni di Lester Lloyd

AL MERCATO

(di Paolo Tarsis)

Sono alla ricerca di un paio di calze avana da abbinare alle mie clarks chiare. Mi viene in mente che da queste parti c'è un cazzo di mercato frequentato da una sottospecie di casalinghe in vestaglia con la barba. Sono curioso e mi ci dirigo. Di calze ne trovo un paio, filo di Scozia, senza marca e le acquisto nervosamente per un euro. Non credo che le indosserò mai e appena a casa opterò per dei fantasmini estivi: anche se siamo a fine settembre è ancora caldo da poter sembrare cool. Faccio un giro per il mercato e mi consolo all'idea che oggi pomeriggio andrò in centro a comprare una maglia di cotone blue Tommy Hilfiger. Indosso una camicia Ralph Lauren bianca, jeans Roy Rogers, clarks chiare nuovissime comprate ieri insieme agli occhiali da sole Ray-Ban. Presto mi distraggo dalle urla sguaiate degli ambulanti e mi concentro sulle ragazze che passeggiano in cerca di un acquisto a prezzo modico da raccontare per ore al telefono. Tutte di ritorno dalla spiaggia, abbronzate, in questo scampolo d'estate indossano pantaloni a vita bassa, canottiere e infradito. Due ragazze sulla ventina stanno scegliendo degli slip in una bancarella che vende intimo. Una pare essersi convinta per un paio di cotone, coloratissime e senza marca, di quelli con i lacci sui fianchi e con un tanga più casto nel culo. "Sei eccitante mentre rovisti fra gli slip in mezzo a tutti questi negri e ambulanti", penso. Mi concentro su una coppia di pugliesi: lui alto un metro e lei casalinga barbuta. Il nano porta una camicia rossa a quadri dentro i pantaloni della tuta, lei non ricordo. Arriva anche la nipote: ventitre anni più o meno, indossa una maglia di cotone chiara con delle scritte incomprensibili, pantaloni rosa confetto e infradito senza marca. Bel fisico e bel viso. "Brutta merda, vorrei scoparti tua nipote", penso. Mi avvicino al banco della frutta e fingo di guardare interessato la merce e lui a me: "Questa verdura aumenta sempre di più..." . Non rispondo. "Ciao, dai un calcio a quel nano di tuo nonno, potremo andare al MonteNapoleone per un brunch: fanno delle meravigliose insalate con avocado e semi di girasole tostati, da accompagnare con degli ottimi grissini al sesamo" penso, "dai, stupriamo tua nonna e andiamo!". La fisso e le sorrido ebete. Non mi vede, è lì che sta scegliendo le arance più belle. "Vaffanculo troia, mi fanno schifo i tuoi vent'anni. Non mi avrai mai". Si accorge che le sorrido e le dico: "Ciao, più avanti c'è un tipo siciliano che vende delle arance ancora migliori, perché queste sono già buone maaaaa... dice che vengono da un agrumeto di Catania, ed hanno più vitamina C ed E! Cibi funzionali!". Sorrido. "Sai, la vitamina E fa bene alla pelle!". Credo non abbia capito. Soddisfatto, lancio due euro ad un barbone e torno a casa.

Aspettando

ASPETTANDO


aspettando

la canzone che viene

il prossimo ballo

ancora un amore

aspettando la paura

le prime fragole

le ultime lacrime

senza parole

aspettando

chiunque ci sia

notizie a caso

conati di vita

aspettando

la fine di un lento

queste ultime fragole

qualsiasi amore

senza di te

Torte di mele

Niente al mondo mi fa più tenerezza di certi fautori della pena di morte della domenica. Gente semplice e genuina - in America avrebbero la faccia di Bill Paxton - cresciuta a buoni principi e torte di mele della zia. Sono gli stessi che tirano fuori quei pistolotti imbarazzanti sul fatto di essere grati ai loro padri per le botte che gli hanno dato. "Anzi" aggiungono sempre, "doveva darmene di più". Sono d'accordo, magari con una mazza chiodata.
Il telegiornale della sera dà la notizia di un bambino morto ammazzato e della cattura dei suoi assassini. Il giorno dopo troverai questa pittoresca fauna a colorare la città di polifosfati organici. Eccoli lì, belli al bar, a sublimare tutte le loro frustrazioni. Bevi una spuma, ti guardi attorno e li passi in rassegna al rallentatore. Serii, cazzuti, fieri del loro pezzetto di morte nel cuore. Operai cinquantenni teatrali come nessuno. Irrigidiscono la bocca, gli occhi fuori dalle orbite, si fanno esplodere le vene del collo mentre sentenziano: "Dovrebbero ammazzarli mille volte! La pena di morte non basta! La tortura ci vorrebbe!". Tutti presi nel tentativo disperato di raggiungere e mantenere la loro erezione. Ed eccoli a smanettarsi il loro cazzetto giallognolo e intanto fare a gara a chi la spara più grossa. "Dovrebbero farsi rimborsare dai parenti il costo della pallottola!"Poverini. Sono campati a discorsi di fica, macchine, scorregge e calcio, e ora si inteneriscono per un povero bambino, perchè hanno imparato da qualche sbotto della Carrà che "tutto, ma non un bambino!". Cuori delicati si nascondono timidi in questi nuovi guerrieri armati di Unicum e noccioline. Ma sei ottimista, e ti viene il dubbio che il bar in cui sei entrato sia solo un'anomalia nello spazio-tempo o, come minimo, un circolo di fascisti lobotomizzati. Esci fiducioso, ma quello che vedi in giro quel giorno è il triste spettacolo frocio di mille cornuti che si danno ragione a vicenda e non accettano ragioni altre. In edicola, nei pisciatoi, alle poste. Vivono tra noi! E questo, solo per quel giorno, travalica ogni classe sociale. Il bianco col nero, il ricco col povero, il polentone col terrone. Ne parlano, s'accavallano nei discorsi, nascono amicizie insospettabili, si ingroppano sul ciglio della strada. Strade che diventano fiumiciattoli di sperma, sangue e torte di mele. Non c'è spazio per te quel giorno. Ripassa domani, forse va meglio. E' quando ormai sei con l'acqua alla gola che fai due più due e ti viene in mente che quei discorsi maschi, al muschio e al cuoio, non li sentiresti mai in bocca a una donna. Ecco qual'era il trucco! Ma tu lo sapevi, hai sempre pensato alla donna come alla salvezza per l'umanità! Rita Levi Montalcini, Audrey Hepburn e Fernanda Pivano. Donne, con tutte le lettere maiuscole! E così ti ripassi la storia del proverbiale mistero femminile che, per quanti sforzi faccia, l'uomo non potrà mai comprendere a pieno. Fino a che, in via Galeazzo Ciano, vedi uscire dal Crai una massaia di due metri cubi, che per quel giorno diventa un'eroina da blaxpoitation e a mezza bocca bofonchia: "Per fortuna questi qui in carcere se li inculano!".
 
Alessandro Gori

Il gioco del Sembramanonè



CRASH! KABOOM! SMASH!
Stavolta non c'era bisogno di fingere. Niente montaggi e niente ritocchi. Solo una fedele fotocronaca, e immagini che parlano da sole. Due vecchi amici che se le danno di santa ragione sono uno spettacolo raro, come l'aurora boreale ma parecchio più che fa piangere.
Quando la realtà supera la finzione, lo Scaramacai c'è!
 
Frank
(minnule AT email DOT it)

Le avventure di Gunther Brodolini

 
IL POLMONE D'ACCIAIO
 
Un signore che gli voglio molto bene è il Vescovo Shakira, la persona più vecchia del paese. Ha un'età che non si capisce tanto, e fin da quando era un bambino vive in un polmone d'acciaio della Gaggia. Un polmone d'acciaio strettissimo, perché è lo stesso di quando ce lo misero, sicché dentro è cresciuto tutto storto. E comunque dire che "vive" è un po' troppo, perchè Shakira è in stato di morte cerebrale da tanto tempo. E' solo grazie ad uno sforzo del Gran Consiglio Pastorale che viene tenuto in vita dalle macchine. La ragione? Così, tanto per fare i grossi. Lo tengono nella soffitta di un vecchio ospedale dismesso, al centro di un pentacolo magico, e nessuno si ricorda mai di lui.
Io ogni tanto vado a trovarlo, e anche se non dà segno di vita, mi regala comunque tante emozioni. L'altra sera poi è successa una cosa divertentissima. Ero salito sul polmone d'acciaio per fargli le coccole. Lo abbracciavo, mi ci sdirneciavo, che a me mi piace dare tanti bacini ai suoi spigoli e poi titillargli le valvole e i led numinosi. A un certo punto, alzatomi in piedi sul macchinario, noto un cerchio sotto di me, poi lì vicino un pulsante rosso. Incuriosito, decido di premerlo. E' allora che mi si apre una botola sotto ai piedi e vengo risucchiato in un budello meccanico a imbuto che, tempo cinque minuti, mi porta all'interno del polmone d'acciaio. Cado in quello che sembra uno stanzino arrugginito, buio e fetido, percorso dal corpo nudo di Shakira, da parte a parte, come un bislacco festone. La cosa tenera è che in un angolo trovo seduto un nano vecchissimo, pallido e magro, con una barba lunga lunga, i denti aguzzi e gli occhi iniettati di sangue. Pare incazzato come un cobra e infatti alza le braccia al cielo e prende bestemmiare il Clero. Ho paura, così faccio la scena del piccino piccino, tanto per stare sulla difensiva. Alché si calma, mi viene vicino e si siede accanto a me. Si chiama Nano Ghiacciato, e mi racconta che si trova lì da centinaia di anni. Lo rinchiuse il Papa Serpente I nell'anno 1000, come regalo a Shakira, allora giovane prete d'acciaio, che tanto si era attivato per la causa dell'inquisizione. Questo nano demoniaco avrebbe dovuto dargli quello che Shakira era impossibilitato ad avere: sesso sesso sesso. Così lui, tutti i giorni da più di mille anni, se lo smanacciava ben bene e mica solo quello. Che poi anche ora, pur se Shakira sembrava morto, giù a basso era vispo come un ragazzino! In cambio dei suoi servizi, il nano riceveva caramelle al rosolio e dobloni di cioccolato, grazie ai quali poteva sopravvivere. Ecco a cosa serviva il condotto a imbuto, e non è un caso che l'unico accessorio fosse un mini cesso turco, sotto a un calendario di Giovanna D'Arco. La pena di Nano Ghiacciato era a tempo indeterminato, e lui non si era ancora rassegnato, ma sognava da secoli quella libertà promessa ma mai concessa. Lì dentro non aveva uno svago, una distrazione. Passava il tempo giocando a giochi naneschi, tipo al Solitario Dei Numeri Magici, che consiste nel contare fino a centosei e poi basta. Oppure si divertiva a chiudere gli occhi e a pensare alle scrivanie in truciolato. Mi raccontò una storia dolce e struggente: che per non morire di solitudine si fidanzò con un batterio dell'ebola, con cui ebbe diversi orchi-lumaca come figli, di cui poi si cibò. Dico la verità: mi fece tanta tenerezza, ma anche un po' di tristezza. E la sua rabbia diventò la mia.
Ebbi quindi l'idea di inscenare un rapimento. Avevo in tasca il mio bel baracchino CB, e pensai di metterci in contatto con la questura all'angolo. Nano Ghiacciato avrebbe così potuto riprendersi tutta la vita rubatagli dal Clero negli ultimi mille anni. Così contattiamo la questura e, come rispondono, Nano Ghiacciato fa la voce minacciosa. In cambio della mia vita chiede di essere liberato, poi un milione di euro, sei puttane e che sia pronto un elicottero che lo porti a Cuba. Purtroppo dall'altra parte troviamo il brigadiere Scarnicchia Enzo, uno che nell'82 sorprese la moglie a letto con Bob Tonelli, Arnold e il nano della Stazione Termini. Scarnicchia nicchia, traccheggia, prende tempo. Da quell'orecchio pare proprio non volerci sentire. Così le trattative vanno avanti e le richieste scendono alla sola liberazione, più un credito a vita per mangiare al Dopolavoro Ferroviario. Ma ancora niente, il brigadiere è davvero un osso duro. Per tutta la notte continuamo a giocare al ribasso. E' ormai l'alba e siamo in posizione di stallo. Le richieste sono ormai modestissime: una radiolina per seguire le partite dell'Empoli e la possibilità di rivedere almeno una volta il cielo stellato. Ancora nisba. Ormai senza speranza, Nano Ghiacciato esprime un suo ultimo desiderio: una compressa di cianuro. Beh, non ci crederete, ma lì Scarnicchia ha accettato! Così Nano Ghiacciato è esploso di gioia. Rideva, faceva capriole e ballava il moonwalker. Per la prima volta provava felicità. Poi ha aspettato la sua brava pillola, l'ha presa con un bel bicchiere di Sevenàp ed è morto contento come una lasca. Il giorno dopo, il Gran Consiglio Pastorale l'ha sostituito con il presidente di Rete 4, Silvio Berlusconi. 
 
Alessandro Gori

Il match! (terzo round)


DISCLAIMER: il seguento testo è la sbobinatura di un sogno, e sognare non è un atto sociale. I vip citati NON sono gli originali ma solo dei sosia (esempio: Silvio Berlusconi = sosia di Silvio Berlusconi).

In questa campagna elettorale il dibattito è incentrato su tasse e redistribuzione dei redditi. Ma chi è un ricco secondo voi?
P: La tassa di successione sarà ripristinata solo per chi ha parecchi milioni di euro di reddito. Non uno o due. Si tratta di miliardi di lire. Saranno esentate le aziende di famiglia, siano esse agricole, commerciali o industriali perchè questa è una ricchezza funzionale all'attività economica. Esiste poi un diverso concetto di ricchezza: è ricco colui che è sereno e felice, colui al quale basta quello che ha. Non è un concetto fiscale, ma di ricchezza interiore.
B: Noi definiamo ricca una persona che possiede tanto. Un "tanto" da intendersi in senso prettamente intrinseco, cioè nel senso di roba grande, ingombrante, voluminosa. E quando con Tremonti abbiamo fatto mente locale, gli oggetti più grossi in assoluto che ci sono venuti in mente sono gli ombrelli grossi. Ombrelli in tutto e per tutto, ma dal diametro anche maggiore dei già imponenti ombrelloni da spiaggia. Noi parliamo di ombrelli che arrivano ad avere un diametro di due metri, roba così. Quindi chi ne possiede può considerarsi ricco. Ed è per questo che la persona più ricca del mondo è Cesare Ragazzi, che ha tre ombrelli così e uno più piccino.

Quando il ritiro dei militari italiani dall'Iraq?
P: Non farò fatica a mettere d'accordo tutti gli alleati, perchè l'accordo c'è già. Non abbiamo mai voluto la guerra. E il nostro governo deciderà un rapido rientro, in sicurezza, d'accordo con le autorità irachene. Doveva essere una missione di pace: ma per l'Iraq il governo Berlusconi ha speso finora un miliardo e 300 milioni di euro e meno del 7 percento è andato a scopi non militari, cioè per aiuto alla popolazione.
B: Siamo fieri dei nostri ragazzi in Iraq, e siamo loro grati perchè stanno difendendo strenuamente la libertà e i diritti civili. E tutto questo con un solo nobile imperativo: sparare a tutto quello che si muove. Ritireremo le nostre truppe a fine stagione, verso metà settembre. Anche se quello del ritiro è sempre un problema. Quando è l'ora di tornare non vi dico i pianti! Sapete com'è: fanno le loro amicizie, trovano la morosa, limonano duro. Poi spesso è ancora bel tempo e c'è gente che inizia la guerra quando per loro è già finita. E allora giu labbrini e lacrimoni. E i soliti capricci: indigene stuprate e garrotate. Ma son ragazzi. Così quest'anno andiamo a prenderli un po' più tardi, quando ci sono ormai solo tedeschi e anziani. Scendiamo io e Casini, così ne approfittiamo per una giornata di mare. Il prossimo anno mi piacerebbe scoppiasse una guerra a Riccione, perchè ultimamente - non ci crederete - m'è presa una voglia matta di Aquafan.

E' stata una campagna aspra: il Paese è spaccato e non vuole un confronto tra nemici ma tra avversari. Volete scusarvi l'un l'altro di qualcosa?
P: Entrambi avremmo dovuto seguire il consiglio delle mogli, che avevano auspicato un confronto sereno, all'insegna del fair-play. Se l'Italia fosse guidata dalle donne sarebbe forse un Paese più saggio. Io ho reagito solo quando mi è stata attribuita una cosa che non avevo mai detto. Se dovessi replicare a tutti gli insulti che mi ha rivolto Berlusconi gli italiani chiuderebbero la tv. Lo stile va sempre mantenuto: teniamo il tono della voce basso.
B: Io invece vorrei porgere le mie scuse all'onorevole Prodi per un increscioso episodio successo mesi fa a Palazzo Chigi, di cui lui non è a conoscenza. L'onorevole stava andando in toilette per espletare un bisogno fisiologico, quello piccolo. Io l'ho seguito a distanza, fino a che non è entrato, poi quatto quatto ho mandato via la luce. A quel punto sono silenziosamente entrato nel bagno dove era lui, mi sono abbassato pantaloni e tanga e mi sono messo a quattro zampe sul cesso turco, per sentire sul mio buchetto tutto l'inebriante scorrere della calda pipì del mio avversario. Vi giuro: sono venuto in tre secondi netti. Lui non si è accorto di niente. Poi mi sono rimbonzolato, sono uscito e sono andato a votare la legge sul disavanzo. Io sono un tipo così.

Il match! (secondo round)

 
DISCLAIMER: il seguento testo è la sbobinatura di un sogno, e sognare non... [...]

L'amore tradito

Qualche anno fa, io con i miei due amici, Francesco e Gianni, a prescindere dal fatto che questi sono ragazzi tamarrissimi, non hanno valori positivi per niente. Insomma andammo al Manhattan, un localino lap-dens tribol-dens. Attenzione! Da dire una cosa fondamentale: loro andarono lì per il semplice motivo di fottere, di scopare più ragazze possibili. Il mio scopo invece, visto che sono una persona pulita e schietta dentro e anche educato, volevo solo vedere il locale com'era arredato, i quadri, dal punto di vista architettonico come era (Lupo occhio!), i tramezzi eccetera. Entrammo, i due maiali erano già a pistulino ritto, essi scendevano i gradini del locale, uno a uno, dando dei colpetti di bacino, grillosi, tipo quando uno chiava a tutto spiano una fica geniale. Tranquilli tutti e tre si faceva due chiacchiere all'interno del locale. Nel locale c'erano ragazze che ballavano sul palo, facevano arte di acrobazie, insomma cose geniali (per niente). Chiaramente queste erano nude, a parte tenevano la mutanda e basta, che tanto anche quella pultroppo veniva tolta. E lì vicino a queste c'erano una folla esorbitante di vecchi, che subivano i schiamazzi delle fanciulle. E dicevano: "No, stasera vado da te!" "No, io no, voglio lui!" "No, te no, vado da tutti, a parte voi!" E i vecchi: "Sì, venite con voi!". Ma a un certo punto Francesco disse: "Oh Gianni ce l'hai il settantello, perchè vorrei svotammi i coglioni nella fica di qualcuna di queste puttane". Madonna, che serata! Tutti e tre si stava lì a sedere fino a che due o tre ragazze vennero lì fra di noi. All'inizio Francesco e Gianni baci a abbracci, e una pultroppo venne vicino a me. Essa era: capelli gialli, alta un metro e settantotto, occhi celesti - tra l'altro bella puledra - e tacchi a spillo. Io gli mettevo le mani dappertutto, anche nelle zone penali, quelle più losche: la fica e le pocce. E qualche volta gli accarezzavo anche le gambe. Il culo mai! Guai! Intanto però mentre io operavo parlavamo del più e del meno. "Allora Ketty, questa sera? Abiti qua? Abiti là? Quanti anni hai? Come ti chiami? Abiti qua?" E lei: "No, abito là". E io rispondo: "Andiamo a prendere un bel drink, brindiamo, dimentichiamo tutto e infine andiamo a vivere la serata, quello che è il clu! Ballare, cantare, scherzare e poi se ci scappa puntini puntini...". A quel punto lei risponde: "Abiti qua?" E io rispondo: "Andiamo a prendere un bellissimo drink". Arrivò la cameriera, bella cavalla da montare anche lei, io ordinai tre bibite: la spuma e la cedrata per me, per lei un coktel all'uva. A un certo punto mentre lei beveva scorge il capo Francesco e gli dice: "Ma stasera che hai mangiato il prosciutto? Con quanta sete hai!". Battuta di merda, da lui mi aspettavo meglio, anche se comunque è un ragazzo pessimo, irrecuperabile, non valorizzato dalla società che lo accumula. Gianni dopo un quarto d'ora si ruppe i coglioni e disse alla mia signora: "Andiamo Ketty, andiamo nel camerino, che ti tromberò!". Oddio che genialità! Mentre Ketty si alzava, la guardai male e gli dissi: "Occhio che sono geloso! Occhio a come ti comporti!". Quindi loro andarono e dopo mezz'ora tornarono. Ketty sembrava tranquilla, pulita, come se era uscita di chiesa. Pensai che non ci ebbe fatto niente con quel coglionaccio. Ci si scambiò due chiacchiere e ci salutammo dicendoci: "Speriamo di rivederci presto, per un'altra schiavardata".
Pultroppo il tragico conflitto successe nel viaggio di ritorno, quando Gianni esclamò: "Walter, ho fatto una trombata eccezionale!". E intanto mi spiegava tutta la faccenda come era andata di preciso, Gianni mi disse: "Mentre mi faceva un bel boccolotto io gli mettevo il cazzo dentro al suo culetto, e lei intanto mi leccava il mio mitico buco del culo. E giu sborrate una dietro l'altra, davanti e dietro, non faceva pari! E intanto lei no non era convinta di questo, prese la bocca e se la mise nell'uccello bello. E intanto mi prendeva i capelli e glieli tirava così lei strideva come un maiale e intanto godeva perchè sborrava nell'uccello bello".
Io lipperlì facevo l'impassibile, gli davo ragione, mi comportavo in un certo modo quieto, tranquillo, benestante. Ma dentro di me ci pativo come una bestia. Ero rammaticato, arrabbiato e chi più ne ha più ne metta. Ma il giorno dopo aspettai Ketty fuori da dove lavorava, e gli feci una bella e ultima ramanzina: "Non mi rivolgere più parola. Non accetto più feste. E quindi ti meriti soltanto un addio, cara mia piccola Ketty. Non ti vorrò più rivolgere parola. Via! Via da casa mia! Esci! Non mi meriti, preferisci altre merde nei miei confronti!". Lei lipperlì mi sembrò che ci rimase un po' male. Ma io impassibile gli consegnai un mio ultimo regalo d'addio, una bella panina unta, voltai di scatto il culo e andai via, non mi girai nemmeno per guardarla quella vergognosa, e da quel giorno non la rividi mai più, a parte una volta al Crai.
 
Walter Tranfolanti