Lo Sgargabonzi !

E' un mondo perfetto prima della caduta.

100!

E siamo a 100 post. Non l'avrei mai detto.

100 è una cifra che difficilmente ho raggiunto nella vita, in qualsiasi cosa. Non arriveremo mai a 200, si sappia, però queste son soddisfazioni. Cento, proprio come i seicento di Balaclava e i mille di Garibaldi. Te paresse poco.
 
Sia detto che, in questo, il merito mio è davvero poca cosa. Io non pretendo di essere altro che un modesto mestierante, e già arrosisco per essere qui a celebrare un anniversario che non è a me che appartiene. 
 
E' per questo che mi faccio umilmente da parte, per tributare i giusti onori in primo luogo a Voi, che ci onorate del vostro prezioso sguardo e degli ioni del vostro amore. E poi a Loro, le menti e le arti dello Sgargabonzi: Frank, donna di multiforme ingegno, Tranfolanti, uomo dal selvaggio genio.
 
Amici, è solo grazie a voi tutti se lo Sgargabonzi vive e porta la Verità. 
Io, indegno giullare di corte, non posso che bearmi della vostra luce.
 
A tutti voi va quello che conta: la mia infinita stima e devozione. A voi va il mio grazie disarmato e sincero. A voi tutto l'amore impalpabile eppur potente dei torrenti, dei salici, dei tramonti a Sumatra.
 
A me, al limite, giusto uno di questi ridicoli dvd, per Natale. Puah.
 
Questa la wish list:

I Simpson - Stagione 7 (Edizione normale)
I Simpson - Stagione 8 (Edizione normale)
I Griffin - Stagione 2
I Griffin - Stagione 3
Cofanetto Capitan Harlock

Six Feet Under (Stagione 2)
Six Feet Under (Stagione 3)
Capitan Harlock E L'Anello Dei Nibelunghi Vol. 1
Capitan Harlock E L'Anello Dei Nibelunghi Vol. 2
The Shield (Stagione 1)
The Shield (Stagione 2)
Nebbia In Val Padana
Nip/Tuck (Stagione 2)
I Ragazzi Della III C (Stagione 2)
I Ragazzi Della III C (Stagione 3)
Il Mondo Nuovo - Edizione Speciale
Lungo La Valle Delle Bambole - Edizione Speciale
Bianco Rosso E Verdone
Quei Bravi Ragazzi - Edizione Speciale
Le Avventure Acquatiche Di Steve Zissou
I Vicini Di Casa

Un Borghese Piccolo Piccolo
Arrivederci Amore Ciao
American Gothic
Totò Che Visse Due Volte
Come Inguaiammo Il Cinema Italiano
Wacky Races Vol. III
Beati I Ricchi
The Descent
Vixen!
Supervixens
Beneath The Valley Of The Ultavixens
Up!
Faster Pussicat! Kill! Kill!
Motorpsycho!
Mondo Topless
Birth
L'Uomo In Più
Le Conseguenze Dell'Amore
Wolf Creek
Mean Creek
The Village
Io Tigro, Tu Tigri, Egli Tigra
La Magnifica Ossessione
American Pie
Il Volpone
Femme Fatale
Una Storia Americana
Fantomas 70
Fantomas Minaccia Il Mondo
Il Collezionista Di Occhi
Creepshow
La Rivincita Di Natale
Anything Else
Genesis
Yuppies 2
Signori Il Delitto E' Servito
Luna Di Fiele
Fuori Orario
Alice Non Abita Più Qui
L'Inquilino Del Terzo Piano
Bad Taste
Splatters
Lui E' Peggio Di Me
La Mazurka Del Barone, Della Santa E Del Fico Fiorone
Tutti Defunti... Tranne I Morti
I Simpson - I File Segreti Dei Simpson
I Simpson - Bart Wars
I Simpson - Greatest Hits
I Simpson - Risky Business
I Simpson - Simpson Go To Hollywood
I Simpson - Too Hot Fot TV
 
Coff... coff... non mi sento niente bene...
 
Alessandro Gori

Una serata del caffo

Sabato sera, finalmente dovevo andare al Normal, in cui i Baustel facevano una bella suonata. Due chiacchiere in casa, tranquille, mio nonno mi ha detto all'inizio: "Walterino dai retta: non c'andare, stai a casina che è il caldino. Ma dove vai a spendere i soldi con questa serataccia? Lasciali fare quell'altri! Non ti ci confondere! Il tempi piove, è balordo! Si sta al foco, così ti piglio in collo come quando eri piccigno, che fra poco il tu nonnino un c'è più...". Io subito reclamai: "Nonno per piacere stai zitto, non rompermi il caffo! Io, caro Angiolino, prendo le mi gambine e vado al concertino. E te zitto, prendi e va' a letto, se no ti si porta in commenda alla casa pia!".
 
Ci si trovammo a casa del Gori. Un bello Zabov, tranquillo, e poi ci incamminammo lungo l'autostrada. All'inizio pareva tutto apposto, serata tranquilla, bei quadri eccetera. Due chiacchiere con il Cincinelli, due bei ricciarelli, ogni tanto mi scaldavo le mani strofinandole sulla trippa della Gaia o gni davo un bel boccolotto sulla bocca, penetrazione esclusa. Sì insomma: due o tre battute, niente di che, livelli bassissimi. E intanto con il macchinino del mitico Cinci noi macinavamo centinaia e centinaia di chilometri!
 
Ma ad un certo punto successe il primo delitto. E fu proprio Pero che voleva andare a fare uno spuntino, questo cretino. Si impuntò a tutti i costi, di voler mangiare una bella pizza con i peperoni. Urlava a malo modo, parlava male, rubava! Tutti noi tranquilli, persone perbene, si scese di macchina e si mangiò tutti con lui. Cincinelli teneva a sè la rabbia totale. La Lupo parina era molto impensierita di prendere o meno la pizza, lei è così. La Sloppy Sue era mogia, e anche se aveva fame, le inventava di tutte per fregare il pasto a tutti noi, fino al punto che cessò di andare dentro la cucina della rosticceria per le croste. Gravi problemi economici acclamano la signora Sloppy Sue. La chiamo così, perchè è una di un certo livello. Essa fu costretta tornare a casa a metà viaggio per mangiare un morso di pane e una bella Sevenàp. E intanto la Laurina da lontano gli urlava: "Tranquilla Sloppona, mangerai domani! Il tempone non finisce oggi!". Ma lei imperterrita andò per la sua strada e non la rivedemmo mai più.
 
A un certo punto il Perinelli disse: "Ragazzi è ora del concerto! Dai, andiamo tutti!!!". Di tante cose che il Pero ha sbagliato nella vita, finalmente è arrivata la cosa buona per lui: stava per arrivare l'ora X! Giungemmo, tutta la famiglia riunita, vicino al paese dove facevano questa suonata con l'organino. Già le vie non mi convincevano per niente: strade strette, salite, buie, senza manco una luce, la pioggia, i soldi, la nebbia. Ecco che si ode i lupi manari che mugghiarono in sottofondo, a tal punto che io mi accoccologne alla mi Gaiona gnagnarona. 
 
Tutto ad un tratto, ci ritrovammo nel piazzale accanto al Normal. Tutto buio, non si capiva niente che c'era. Il tempo era al crudo. La gente non passava nessuno, qualcuno passava, fischiettava addirittura, poi a un tratto correva via nei boschi urlando e non ritornava mai più. Il locale ero isolato, spento, porte chiuse a catorcio. Il Cincinelli era arrabbiatissimo, urlava, perchè voleva entrare a tutti i costi nel locale. Il Perinelli lo fermava: "Gianlunchino, Gianluchino, torna indietro!". Ma a un certo punto entrò in causa il mitico Rouge, dicendo: "Ragazzi, stasera pipo dal freddo". Che lui puole dire così e basta, questo è uno dei suoi punti massimi. Ma è l'ora di smetterla di parlare di Rouge, e torniamo a noi.
 
Aspettammo vaste ore, infinite ore e alla fine si spalancò la porta del localaccio. Lì sostava vicino un mitico buttafori, Buracchio Moreno, capelli gialli, uomo barboso, bellino. Esso ci disse: "Se qui dentro tu vuoi entrare, i soldi a me mi devi dare!". Mitico Buracchio! E noi costretti a spregio a pagare la versata somma di euro dieci, ma meno male senza consumazione. A quel punto lì finalmente entrammo dentro il locale osceno. Era un posto stretto e rifinito, il padrone addirittura non avevano neanche lo straccio in terra, sporco, lampadari telati, le cingomme. Gente perchessì, che viaggiava con i ragazzi tamarissimi, o meglio dire: posto tamarissimo! Ma attenzione, sta per sfoderare il colpo: dopo una mezz'oretta di musica di sottofondo bruttissima, si sentì un enorme boato. Era un tonfo che iniziava la prima canzone dei Baustel, La Foca Sperimentale, e da lì tutto il bum catastrofico.
 
La Laura rideva senza senso, con quella faccina forzata. Il Perinelli stava immosolito da una parte, e urlava. La Nofri cantava sul palco al posto del Bianconi. Per carità, il Bianconi e i suoi amici che lo aiutavano a cantare, molto bravi, bravissimi, lavoratori. Ma non sono gente che si meritano postacci del genere. Quello era un posto giusto per gente che non ha studiato, somari, tipo Neutro Sacconi o Gianni. E intanto il Bianconi corre e canta le sue canzoncioni. Dopo la trentesima canzone, il concerto finì per sempre. Noi tutti contenti per i Baustelle, tranne uno (il Bilancetti), ma per il locale tutti delusi a sfare, tranne uno (il Bilancetti), corremmo via immediatamente alle macchine, tranne uno (il Rouge).
 
Il viaggio di ritorno era lungo lungo che non finisce mai più, fuori era un freddo, la nebbia, la sabbia, addirittura sbagliammo via per colpa della Laurina che mise la sua bella bocchina perchè voleva andare in tutti i modi a vedere il mare, poverina. Sicchè arrivammo a Viterbo e, tralle baralle, tornammo a casa alle sei (anche anche). Ma io il giorno dopo, tranquillo, persona perbene, alle dieci di mattina precise, mi incamminai verso la collegiata, per andare alla Messa!

Io comunque devo dire una grandissima cosa. Se ripenso all'anteprima del concerto, dò ragione al mi nonnino al cento percento. Era vero che se stavo a casa avevo guadagnato molto di più. Nonnino avevi pienamente ragione, se t'avevo dato retta, nonnino. Nonnino scusa. Ora hai tutto il diritto di picchiarmi. Aspettami nonnino che ti paro il mio culino. Dammene tante, nonnino, che me le merito. Picchiami il culigno, le belle belle meline che si affliggono verso le tue manine dolce, tanto belline le tue manogne. Nonnino, ma belle le tue botte! Sfogati verso di me, nonnino, dammene di più. Se vuoi prendi un vinco per darmene. Fin'ora nonnino, non ci siamo capiti: picchiami di più, vecchiaccio. Va bene, così va bene. Mi raccomando nonnino. Dammene tante. No, nel culo no! Nel culo no! Nonnino, ti voglio bene! Nel culo no! Ti ho sempre amato per tutta la vita.
 
Ma tutto ad un tratto, quando mi stava per dare l'ultimo ceffone, si sentì un grande botto: era caduta una pentola.
 
Walter Tranfolanti

[REC] La Sposa Cadavere

 
LA SPOSA CADAVERE
(USA, 2005)
 
Regia di Tim Burton
 
Victor e Victoria sono promessi sposi, ma alle prove del loro matrimonio il futuro marito è a dir poco disastroso. Fuggito via, ripassa la promessa nuziale nel cimitero del villaggio, ma messa la fede al dito di quello che credeva essere un ramo che spuntava dal terreno, ecco che si ritrova sposato con Emily, una bellissima sposa cadavere.
 
E' più forte di me: non sopporto di uscire soddisfatto da un cinema. Che sensazione del cazzo. Contaminato, esaltato, indignato, financo deluso sì, ma ho una pessima stima della soddisfazione che può darti un film. La lascio volentieri al pubblico del sabato sera, la masnada di terroni che vanno al cinema paro paro come andare a mangiarsi la porchetta. Che poi spesso la porchetta se la mangiano in sala. Inutile dirlo: sterminarli tutti.
La Sposa Cadavere è un perfetto paradigma di quel cinema di cui non sento il bisogno. Che si sa, io spasimo per l'inutile. Ma l'inutile me lo scelgo, e il pacchetto Burton lo rispedisco volentieri al mittente. Sarà che me la tiro, sarà che la calza della Befana me la faccio da me. O sarà che il pongo proprio non me lo bevo. Lo trovo indigesto.
La Sposa Cadavere è un film carino-da-morire, divertente, pieno di idee e senza difetti. Come i cartoni della Pixar o certe commedie francesi e inglesi. Cosa c'è di male in questo? Beh, c'è tutto di male. Questo è cinema di maniera, della peggior maniera, di quello che sta al suo posto, che fa bene a tutti e male a nessuno. Falso come giuda, vivo come un bollito senza mostarda. E c'è qualcuno che ha lo stomaco di trovarci delle emozioni. Mah.
Questo è un cinema che potrebbe, ma non vuole. Burton, messo davanti all'ipotesi di piacere a me o al resto del mondo, sceglie la seconda. Chiamalo scemo. E confeziona un film in cui tutto è al punto giusto, che nella creatività è la cosa più perversa che ci sia. E quando potrebbe strapparti vere emozioni, ha l'ansia di rinnovare l'attenzione ai porchettari del sabato, ed ecco che ti fa saltar fuori lo scheletrillo che dice la sua, la nuova cazzata di turno, il giocarino di merda. Artigianato di altissimo livello, di quello che più alto è e più dista dall'arte. Il melodramma non è roba per tutti.
Non dico che sia una faticaccia arrivare alla fine degli ottanta minuti, ma questo solo per la ragione più vecchia del mondo: è proprio vero che tira più una pallina di pongo che un carro di bovi. La Sposa Cadavere, lei e non il film, è una grandissima fica e io l'ho sempre detto che una fica buona è una fica morta. Occhio, con La Sposa Cadavere è possibile solo un amore platonico, visto che, anche a impegnarsi, il cimbello t'affonda nel pongo. Pigia e ripigia forse c'è verso di eiaculare, ma devi aiutarti con le tue fantasie migliori, fra club scambisti, incesti e necrofilia. Anzi l'ultima no, che Burton ormai l'ha sdoganata. Ma io, al contrario suo e del suo pubblico, non ci vedo nessuna poesia nel cadavere di una sposa dissotterrato, messo a quattro zampe e pronto a farsi inculare. Non capisco come possiate trovarcene voi di poesia. Vi stimavo migliori.
Vabbè, la chiudo qui. Non ho davvero altro da dire. Se non una cosa: viva il Dopolavoro Ferrioviario! Lui sì! Primo, secondo, contorno, bere, caffè e amaro. Tutto per sette euro.

Morire nel pop

 

Sabato al concerto dei Baustelle c'era un tipo che. Un tipo che madonna ragazzi.
Se ne stava su un gradone a centro pista, in piedi, appoggiato con le spalle ad una cassa. Era impossibile non vederlo. Era blasfemo non starlo a guardare.

"Guardatemi fiche. Guardatemi. Maledetto che sono. Fatemi l'amore. Fatemelo ora, subito, adesso."

Cantava, ma soprattutto moriva nel pop. Ci credeva, ma mica come noi: lui la musica se la scopava. Palpebre a mezz'asta, come Robert Mitchum. Espressione sofferente, a tratti incazzata, ma costantemente cazzuta. Come il miglior Lorenzo Lamas. Rabbia, gelo e male di vivere. Come nemmanco Fabrizio Frizzi.

"Fiche, vi stavo dicendo: fatemi l'amore. Anche in serata. Grazie."

Non guardava il palco direttamente, ma se ne stava di profilo, così da comprendere in uno sguardo pista e palco insieme. E così che pubblico e suonatori se lo potessero ammirare. Le casse che pompavano a pieno regime e lui lì con le orecchie attaccate, per stordirsi, per perdersi ancora. Mani in tasca, testa indietro, era stupendo. Cercava una luna che non c'era e intanto ci crepava nel fottuto pop. Oh yeah. E ce l'aveva col mondo. Si vedeva da lontano che lui da Marino Fa Mercato non c'era stato mai. Pop kills your soul.

"Al limite anche una sega dai. Scoccia? Aspetta. Ti faccio vedere gli addominali. Poi decidi, ok?"

Ne sono certo, durante La Canzone Del Riformatorio da quelle parti un cuore ha cessato di battere. Ho visto lacrime confuse con la pioggia nera. Erano lacrime di sangue e ghiaccio. Lacrime per lei, strappata alla vita, strappata a lui. Maledetti.

"Senti, te lo chiedo per piacere. Che non mi sento niente bene. Coff... coff... Visto?"

Appena terminato il concerto ha fatto l'unica cosa per lui possibile. E' sceso e, come se non ci fosse domani, è andato a comprarsi le spillettine dei Baustelle. Era indeciso se prendere anche quella nera. Forse era troppo. Ma poi l'ha presa. E questo perchè lui le cose o le fa al massimo, o non le fa.

Morire di pop. Morire nel pop. Morire all'interno di situazioni pop.
O comunque sentirsi niente bene.

Alessandro Gori

Le avventure di Gunther Brodolini

LA BARZELLETTA PERFETTA

Mentre stavo pranzando con i miei, mi era caduto per terra il tovagliolo e si era rotto in mille pezzi. Così il mio babbo si era risentito e aveva deciso di mettermi in castigo, ordinandomi di riordinare la mia stanza e di bere un bicchiere di veleno. 
Avevo accettato sottomesso, complice un libello zen, ma una volta sbrigate queste faccende mi ero accorto di essere molto triste. Quindi, ad una certa ora, me ne sono andato in copisteria a godermi un po' il riscaldamento. E' lì che è successo l'inevitabile: ero appoggiato al muro e, non so come, mi è scappato di coniare una barzelletta. E' accaduto inaspettatamente, fra il lusco e il brusco, e mi sono sorpreso anche io. Appena me ne sono accorto ero nel panico, come impazzito. Sono uscito e ho subito iniziato a stare in silenzio. Solo che stavo in silenzio in maniera talmente esagerata, da dare molto nell'occhio fra la gente che passava, che guardavano tutti male. Ho trascorso ore in giro senza una meta, mirando il sole al meriggio, a riflettere se tenere questa barzelletta per me o condividerla con altri. Era quasi l'ora di merenda quando ho esclamato: "Mi sono rotto il cavolo! Me la tengo per me!". Poi mi è venuto in mente che fra i tanti tipi di neoplasie esiste purtroppo anche il tumore al pancreas, asintomatico e che difficilmente viene preso in tempo. Quindi mi son detto: chi sono io per tenere per me una barzelletta divertente, in un mondo in cui, come se non bastasse, esiste anche il tumore al pancreas, praticamente asintomatico? Ero quindi quasi deciso a renderla pubblica ma, perlappunto, quasi. Poi mi è venuto in mente che in questo mondo esiste pure un materiale come il calcestruzzo, così ho esclamato: "Eh no! Questo è troppo! Questa barzelletta io la dirò!". E, ho aggiunto fra me e me, non solo per la fama, ma anche per alleviare i dolori alle persone più sfortunate. D'altronde la barzelletta di un bambino può donare gioia, allegria e - ma solo a tratti! - buon umore. Così mi sono immaginato stanzoni pieni di persone tristi e senza ormai speranza. Malati, mutilati, gay, barboni, negri. Tutti buttati là così, in questi androni. E sarei arrivato io, e con questa barzelletta li avrei fatti sorridere, ridere, poi li avrei accarezzati, coccolati, e avrei fatto l'amore con le malate di malattie non infettive. Mi avrebbero accolto fra le loro carni livide, e magari il mio pistulino avrebbe secreto il tipico liquido blu proprio nel momento del loro trapasso. E spirando mi avrebbero sorriso, usando le loro ultime energie per fare le espressioni da donnacce, così farmi godere di più. Inquietudine! 
Ma devo essere sincero, mi piaceva anche pensare che finalmente avrei potuto avere una rivalsa sui miei genitori, che non mi hanno mai apprezzato. Avrei fatto una scalata al successo, scrivendo libri e trattati su questa barzelletta, che avrebbero venduto anche più di Cento Colpi Di Spazzola Sulle Chiappe, il best sellers di Melissap. Sarei diventato un uomo di successo e insieme un benefattore, come Nicolae Ceausescu. E così l'avrei fatta pagare soprattutto al mio babbo, per la storia del tovagliolo ma non solo. Anche per quella delle carezze particolari. E i soldi guadagnati li avrei spesi tutti in Minipimer. Miliardi di Minipimer tutti per me! Che non mi sarebbero serviti a niente, ma li avrei comprati lo stesso, per fare l'annoiato, il maledetto, il dandy. Come Ceausescu.
Insomma non stavo più nella pelle. Così sono andato nelle zone più malfamate della metropoli tentacolare, per cercare un malato terminale a cui raccontare la mia barzelletta. Gira e rigira, ne ho trovato uno in Bastioni Gran Sasso: un uomo sulla quarantina, con un pigiama beige. Ero eccitato come non mai, la mia vita stava per cambiare! Così mi ci sono avvicinato e gliel'ho detta: "Sai qual'è il colmo per un elettricista?". E poi ho risposto: "La scossa!!!"
La volete sapere la reazione? S'è incazzato.

 
Alessandro Gori

Asistolia

 
Ascoltavo questo cd qualche anno fa, ogni notte. Ero innamorato di una donna più grande di me. Avevo - mi si passi il termine forte - erezioni di continuo. Ma, essendo un romantico, nel passaggio fra le terza e la quarta traccia mi scoppiava il cuore. Lei non aveva niente a che fare con questa musica, non c'entrava proprio nulla. Ciononostante, su queste note il mio amore viveva. 
Era dolce tempo perso. Erano teneri gesti inutili. I miei sogni riflessi in una pallina dell'albero di Natale. Ero vivo.
 
Stanotte, dopo anni, ascolto quella stessa musica e - mi si passi il termine forte - vorrei morire. Avessi un'esistenza in più da sprecare. Ecco, in quel caso sarebbe davvero una grande occasione per morire, stanotte. Un bello schiaffo morale al mondo, a Dio (se c'è) e a chi ci vuol male.
 
Come un'ancora tirata su, in questa musica sono incagliate conchiglie, alghe, murene e cadaveri di sirene. C'è tutto il mio cuore che scoppiava. E lo sento battere lontano, lontano. Lontanissimo. Non sembra più nemmeno il mio.
 
Ho paura. Sono qui e non provo più nulla. E non mi sono accorto quando è iniziato. Non ricordo se è stata la voglia di vivere a scappare perchè il mio sperma si è liquefatto, o se è il contrario. Non piango più. E sì che ero di lacrima facile. Ora mi prende solo un nodo alla gola. Sono lucido e in equilibrio. Il mio cuore non batte, le tempie non pulsano. Anestesia. 
 
Questo, per uno come me, è insostenibile. Sapermi l'ombra sbiadita di quello che ero. L'altro diventato me. Vorrei fosse solo un incubo, invece è solo la realtà. 
 
Non ho più bisogno di sentirmi vivo, per vivere.
 
Alessandro Gori

Le fil d'amour

Cari lettori, vi voglio esprimere un'avventura sul mio pistulino. La prima volta che mi facevo una bella sega, il mio grillino mi si inceppava, e quindi la pelle sotto alla cappella non mi andava nè in giù nè in sù. O che sarà? O che non sarà? Io mi reco subito alla Ivar Auto Spa del signor Gracciani eccetera. E lì espossi il problema della sega, a quel punto capii tutto che era benissimo rimediabile con una semplice impunturina nella bella cappella, ovvero tagliando il filino della sicura. Questo è un esame patologico che va effettuato soltanto quando il grillo è tutto scappellato al massimo, come quando penetra una miticissima fica. Quindi a questo punto chiamai il mio mammone e gli spiegai tutto il fatto e lei disse: "Ti opererò io! Il tuo coccologne!". A tal punto io chiaramente completamente nudo, io e la mia mammona andammo tutti e due in bagno. La mia mamma completamente tutta nuda, a culo gnudo, seduta sulla tazza del water sporco di piscio e io tranquillo, completamente nudo, mi sedetti sulle sue gambone totalmente nude. E all'inizio cominciai tutta ad accarezzarla tutta, dicendo: "Il mio mammone! Il mio mammone è qui tra di me!". E la mia mamma sa una sua tattica bella: prima della mitica operazione mi prese in bocca il pistulino come fosse una caramella all'orzo, le sue preferite, lo tenne in bocca per un minuto e io intanto giù l'accarezzavo nelle zone più malfamate, come accarezzo la criniera di un bel cavallo, e gli dicevo: "Il mio gnagnarone, ri-è qui fra di me!". Lei risponde: "El mi Walterino, che bell'omino che è fatto... che belle gambe diritte... che bel ginocchio, tranquillo... che bel culino... che bei coglioncini... che bella cappellina aguzza...". A quel punto lì essendo il pene estramemente rareffato, mia mamma sfoderò il colpo. Prende le forbici. Me lo scappella tutto e mi sta tagliando il filino dell'amore. Perchè lei m'ha sempre voluto bene. Quindi il filino è situato nelle zone grillari, fra la prima e la seconda membrana del gluteo, capillari, cellule e via discorrendo partono via insieme al biccico. Finalmente estratto. Lei mi dice: "Walterino, come sei stato? Come ti sei trovato? Come è andata il viaggio nel mio fichino? Ti sei divertito? Non fare tardi!". E poi essa mi dice: "Ricordati una cosa: io t'ho sempre voluto tanto bene. Quando la mamma non ci sarà più ricordati le cosino buone che ti ho detto, le ricette delle crostate sono nell'anta del mettitutto, perchè Walterino io non mi sto sentendo punto bene. El mi mammone coccologne! Walter, una cosa da dirti importante: alla Crai, non comprare mai la Coca Cola, perchè fa male, fa molto male, ma bevi la Fanta che è spremuta d'arancia, un sintomo estremamente scaltro di sincerità, roba genuina, schietta. Addio Walter. Addioooooooooo...".
La mamma morì il lunedì sera, alle otto e mezzo, sopra la tazza del water. Con lei c'erano due persone, il mitico Ghellani e l'elettricista Granai. Finalmente anche loro gli diedero l'addio. E rimasero partecipi alla mitica successiva operazione e poi il funeralone.
Mamma, io ti voglio dire tante belle cose, panforti, ricciarelli, perchè tutto a un tratto qui a casa nostra è Natale. Mamma voglio dirti una delle ultime cose: finalmente ora potrò fare l'amore completamente nudo, penetrazione inclusa eccetera. Ora io mamma potrò finalmente scopicchiarmi delle belle fanciulle e mettere al mondo il figliolo di Rodolfo Ghellani. O con le mie manine toccare la tua fichina fresca, bacata, di mamma. Bella manza costì. Mamma io non ti scorderò mai più, sarai sempre nei miei mitici cuori e quindi ti devo dire una cosa molto importante. Io mamma, insieme al Biliotti, ti ho sempre voluto bene. Un mondo di bene che non finisce mai più. Ciao.

Walter Tranfolanti

Weekend

WEEKEND

 

è arrivato

il weekend da non perdersi

il millesimo di una vita

quello giusto quello lì

quello che cambia tutto

venerdì sabato domenica

l'amore assoluto

tutto quel che sognavamo

l'amore forever

la più bella della classe

complicità e limonare

scopare e amarsi

finalmente è arrivato

e ci salva proprio tutti

niente pub niente film

niente zuccherato niente

 

(Alessandro Gori)