Lo Sgargabonzi !

E' un mondo perfetto prima della caduta.

Lucertola Baraldi



Angela Baraldi, ammazzaquantèbbona.
Di suo farebbe la cantante, ma in Quo Vadis Baby?, l'ultimo film di Salvatores, m'interpreta un'investigatrice privata alle prese con un segreto familiare torrido, torpido e torbido. Insomma uno di quelli che levati.
Il film ha dei picchi notevoli, come un'atmosfera che si taglia col machete e una colonna sonora nevrotica, metropolitana, totalmente immersiva. Nonchè una bellissima fotografia eh, ma quello si dice anche per i film peggiori.
Chiariamo, questo non è un brutto film, ma uno sbaglio d'autore, che poi è sempre meglio di tante riuscite mediocrità. E' vero, il plot è risicato, passivo, privo di interesse e avaro di emozioni. Insomma, manca il più. Ma, come ripeto, è un film di picchi. E non nel senso peekeriano del termine.
Comunque il picco per eccellenza è l'Angela. Quando è in scena lei, non ce n'è davvero più per nessuno. Questa donna - questo stupendo rettilaccio - non fa prigionieri. Ha una presenza a metà fra Beatrice Dalle e Maddalena Maggi, e dei lineamenti sgualciti, ammaccati, da segugio, che la fanno una Patty Smith sdrammatizzata dalla Maggi. Il tono di voce invece è preciso quello della Maggi, ma con qualcosa della Melato.
Insomma, la Baraldi è un extended-play della Maggi? Macchè, l'Angela agisce su un altro piano della realtà. Dylan Dog (ma solo quello di Sclavi) la amerebbe.
 
Ah, nel film viene "sedotta" (brrr!) da Gigio Alberti, quell'imbecille. Non lo reggo di regola, ma a 'sto giro men che mai. Così glamour, cool, dandy, trendy, kinky. Stropicciato sì, un po' Bukowski e un po' 'stocazzo, che fa taaanto fico. Insegna all'università, rientra'mbriaco e ci piace Bertolucci ci piace. Col capello brizzolato spettinato (ma poco poco), la battuta pronta, il sorriso sornione, la peperonata. Sembra Gassman che parodia Gigio Alberti. E invece è Gigio Alberti. 
Ce ne vuole di immaginazione per credere a 'sta stronzata. Nella realtà la Baraldi uno così se lo magnerebbe a colazione. No, quello lì non c'avrebbe proprio speranze. Giusto in un film toh!
Io invece ce le avrei. Nella realtà realistico-reale intendo. Oh se ce le avrei. 
E ce la vedo. Introversa e aggressiva, le faccio un misto di simpatia-tenerezza-pena. E poi scopre il geniaccio. Tzè, guai pigliarmi sottogamba!
Ma sia detto: nel film, solo fino a un certo punto se la fa con l'Alberti. Il finale lascia presagire l'inizio di una storia col commissario, interpretato da Andrea Renzi. Sì, proprio l'Antonio Pisapia, il calciatore fallito de L'Uomo In Più, personaggio che a me è sempre sembrato pericolosamente ganzo. Nel bel film di Sorrentino, quando al ristorante salta ogni convenevole, stringe la mano della dark-lady, e si lascia sfuggire quell'improbabile, timido e arreso "senta... credo di essermi innamorato di lei"... beh lì sono io, uguale spiaccicato.
E la Baraldi se la fa con uno così, essì. E lui è come me, essì. Tenero, ma geniaccio. Come me. Forse.

Voglio una Baraldi nella mia vita. La gradisco.

Il morbo di Endemol



Alla Fattoria ha vinto Raffaello Tonon. Evabbè, se lo meritava.
Secondo mi è arrivato il Mal e terzesima una Rossetti poi devastata in studio. E fin lì...
 
Ma la cosa importante è un'altra.
 
Per quel che mi riguarda, il cast di questa edizione de La Fattoria ha fatto davvero quadrare il cerchio. Sono arrivato alla conclusione che i concorrenti dei reality show sono come chi è affetto dal morbo di Bruckeneimer: li riconosci dalla faccia, anche anni prima dell'insorgenza della malattia. Hanno lineamenti diversi ma la stessa visione d'insieme, e sfoggiano puntualmente la medesima "aura". Un'aura verde marcio. 
Li vedi al massimo del loro successo, e già ti paiono in pieno declino. Qualsiasi cosa facciano su un palco, sembrano impiegati del catasto in un villaggio Alpitour. C'hanno la faccia di quelli che alle feste delle superiori scoppiavano a piangere (ce n'era sempre uno) e tornavano a casa per primi. Li vedi con le loro donne, e pensi che queste ultime farebbero carte false per stare con te, impotente e agli arresti domiciliari. Personaggi che vent'anni prima sembravano voler cambiare il mondo, li vedi ora e hanno cambiato a malapena dopobarba.
Sono calciatori riciclati in politica, prestigiatori con la faccia sbagliata, aborti di Boncompagni. Sfigati onanisti che di Francesca Pettinelli non si meritano nemmeno il sagomato! Sono quei cantanti di lati B che incrociarono un pomeriggio di gloria e che anni dopo, invitati da Costanzo e pagati con un obolo, tirano fuori i soliti puntuali sfondoni:
 
"Sono reduce da una tournè a Lilongue, dove ho cantato davanti a sedici milioni di persone".
 
"In questi anni ho fatto molto teatro. Ora organizzo eventi mondani".
 
"Ma tu guarda! Ma lo sai che il mio manager ha scoperto che un mio 45 giri del '67 è tutt'ora in classifica in Botswana?".
 
"Ho abbandonato le scene per affrontare tutto un discorso sulla spiritualità che sentivo molto mio".
 
Vi propongo 30 personaggi 30 che presentato la piena sintomatologia del concorrente da reality show. Per ora sono portatori sani, ma sono curioso di vedere quanti di questi saranno, a settembre, a spaccare noci di cocco o a mungere tori. La faccia giusta ce l'hanno, ed è una perfetta faccia sbagliata.
 
Gigi Sabani (presentatore)
Tony Binarelli (prestigiatore)
Simona Tagli (valletta)
Luca Sardella (giardiniere)
Mark Owen (cantante)
Giovanni Scattone (n.c.)
Mario Segni (politico)
Maurizia Paradiso (attrice)
Suor Paola (suora)
Mauro Repetto (cantante)
Maurizio Bossi (sessuologo)
Uan (pupazzo)
Grecia Colmenares (attrice)
Donatella Di Rosa (n.c.)
Anna Carlucci (presentatrice)
Fabrizia Carminati (presentatrice)
Paola Tovaglia (presentatrice)
Tuta (calciatore)
Andrea Giordana (attore)
Gianni Bugno (ciclista)
Dottoressa Tirone (dietologa)
Idris (opinionista)
Jocelyn (autore tevisivo)
Stefania Marchi (n.c.)
Simona Marchini (attrice)
Francesca Gollini (n.c.)
Pongo (comico)
Gigi Sammarchi (attore)
Anna Maria Rizzoli (attrice)
Maurizio Seimandi (presentatore)
 
 

Camogli & lacrime



Mi hanno rinnovato l'autogrill qua vicino.
Ora è più grande, più bello, più nuovo, un gioco, del cioccolato. Pure il parcheggio per i dipendenti è nuovo di pacca. Prima era uno sterrataccio ristretto, buio e malfamato, ora è un'isola di cemento con tutti i crismi, illuminata da un turbillon di lampioni a luce arancio e circondata da un muro di cinta tipo club privè per acrotomofili. E, visto che è tutto ancora in fieri, c'è da scommetterci che il muro verrà completato a breve da un cancello automatico, di quelli che si spalancano solo per i dipendenti e per nessun altro. Eh no, neanche per me che son sempre passato da lì, pur senza essere un Motta-boy.
 
E' da una vita che frequento questo autogrill senza entrarci dall'autostrada. E' ad un tiro di schioppo da qua. Se a notte fonda mi viene voglia di un Camogli o di una musicassetta di Jimmy Fontana in offerta, arrivo lì in cinque minuti. Cazzo, è una vita che me ne vanto!
Ora che hanno messo dei tavolini risulterebbe ottimo anche come pub d'emergenza. Tipo se si vuol giocare a Gira La Moda e a casa mia non si può, si porta tutto là. Ma è inutile sognare...
E' davvero tutto finito. Me lo sigillano. In questi giorni ogni Icaro che ci mangio mi pare l'ultimo. Lo addento fra le lacrime. Non mi pare giusto!
Quest'autogrill mi ha visto crescere, e come lo chiuderanno io non lo vedrò MAI PIU'. E' più facile che veda l'Antartide piuttosto che questo Motta - il mio Motta! - distante uno sputo da qua. 
Qualche candido dirà: "Va beh, puoi sempre andarci entrando dall'autostrada!". Seee, come no. Ma che cazzo di discorsi sono? S'è mai vista una roba del genere?! Un autogrill fruibile tramite autostrada non è un autogrill!
 
Una commessa stasera ha tentato di tranquillizzarmi: "Eeehh, suvvia! Tanto ancora mica ce lo mettono il cancello! Vedrà che passera un mese buono prima che...".
 
Gente semplice. Sterminarli tutti.
 

Simpaquiz #1

 
Ed ecco un indovinello della simpatia.
Divertitevi a risolvetelo con i vostri pargoli, e poi abbandonateli in un club scambista senza mai spiegar loro il perchè.
 
Qual'è l'animale che cammina con quattro zampe la mattina, con due il pomeriggio e con tre la sera?
 
 
La risposta è poco più sotto.
 
Ancora un po' sotto.
 
Eccola che arriva.
 
 
Risposta: il gatto.

Lettera a Maria De Filippi

 
Gentile signora Maria,
le faccio i miei più sinceri complimenti per Vero AmoreTrovo sia un programma con un suo perchè, una mosca bianca in un palinsesto generalista ormai allo sbando. Nella tv ormai si parla solo di mobbing e cibernetica, ed era l'ora che qualcuno affrontase anche temi impopolari e meno pruriginosi, come ad esempio come la gelosia e tradimento. 
Le scrivo per riportare la mia esperienza personale a riguardo, certo che potrà essere utile a lei e a Mannheimer.
Personalmente credo che la gelosia sia un discorso prettamente di testa. Da un anno sono fidanzato in casa con Vaselia, che ho conosciuto in club privè in Vaticano. Io di Vaselia mi fido. Ultimamente mi esce col benzinaio Scortichini Osvaldo, e a me la cosa va bene. Anzi, mi fa proprio piacere. L'ho detto, è un discorso di testa. Il tradimento per me non esiste.
Che io vado pure agli happy hour da me. Che cioè io ho piacere se lei diverte, passecciare, conosce i personi, anche a livello di happy hour sì, ma però anche a livello di sesso sessuale oh yeah. E d'altronde se lei ha l'occasione di basciare un 'abbono, cioè io faccio il tifo per lei, cioè che lo facci pure che se lo abbascia. Mi pare il minimo. Non so se ho dato l'idea...
Cioè nel senso che io traggo in dotazione l'elemento piacere dal di lei piacere suo di lei, anche mooolto oltre l'happy hour. 
Mi spiego meglio: lo stesso Osho, a livello di new-age, dice che noi non ci apparteniamo i corpi e si deve ciulare. E' un discorso zen, tipo gli incensi al patchouli. E' lo jing per Neil Young. Paroparo. 
Appartischerzi, siamo individualità intrinseche che ci facciamo compagnia per un tratto del viaggio che percorriamo giorgio per giorgio in questa favola meravigliosa chiamata vita. Piccole cose: tramonto summaro, sorrizo, pambino che ti tona un fiore. Non so se rendo... 
Nessuno ci appartiene ci, ma a un certo punto nemmeno io appartengo a te quindi che cazzo vuoi. In parole povere: mi casa es tu casa.
O forse sì... ecco sì... trattasi di egoismo! Che è egoistico voler acciuffare la di lei possidenza che la vuoi tutta per te! Tico ciusto? Che però metti delle regole eccetera, tipo gli orari eccetera oppure non fai andarsene in tiscotteca colle ammiche! Regole sì, ma però regolami sto cazzo, se mi ami mi lasci librare libera nell'aere come le paradisee madreperla di Sumatra!
Insomma tutto quel discorso qua. E io, per non sapere nè leggere nè scrivere, tracco piascere dal piascere. Anche a livello di happy hour.
 
Ho detto.

Maledetti gerundi



Un adolescente Napoleone si innamora di Calipso, una donna da cui prende lezioni di francese.
Calipso, sposata e in attesa di un bambino, sembra ricambiare il suo amore.
Non ci sarà lieto fine.
 
Nap adulto racconta la storia alle sue tre proiezioni psichiche. Lucrezia alla fine interviene...
 
Lucrezia: "Quello per Calipso era un amore impossibile, Napoleone. Non posso credere che tu non te ne rendessi conto...".
 
Napoleone: "Non era impossibile, era irrealizzabile... Era destinato a rimanere inespresso, nascosto. Ma io non sono mai stato sicuro di qualcosa quanto lo ero allora di quello che sentivo dentro di me..."
 
Lucrezia: "Ma eri troppo giovane!... Non avevi modo di opporre una qualche resistenza alla forza di quelle emozioni... Avresti imparato col tempo..."
 
Napoleone: "Certo... con il tempo la ragione impara a governare quel genere di emozioni fino a metterne in dubbio l'esistenza... Nella vita si impara qualcosa solo quando si è adolescenti".
 
...
 
Nella vita si impara qualcosa solo quando si è adolescenti.
 
E, aggiungo io, ci si affanna inutilmente per il resto della vita a cercare di ritrovare qualcosa, fosse solo una scia, di quei colori visti solo allora, quelli che dipingevano quei pomeriggi d'estate mentre si stava imparando ad amare. E quell'amore che trattenevamo incontenibile, ci sembrava ancora tutto da fare. Chissà cosa sarebbe stato un giorno. D'altronde stavamo solo imparando.
 
"Imparando". E' uno di quei gerundi traditori. Quando ci sono li sopporti, sperando che finiscano presto e che ti portino ad una meta. Poi ti accorgi che la meta erano loro.
Imparare ad amare era già amare. Forse era meglio che amare.
 
Cazzo, se dopo la morte non c'è qualcosa (qualsiasi cosa) giuro che faccio il matto...
 
 

Pop-diktat!


Madonna (quella di La Isla Bonita, ricordate?) ha pubblicato sul suo sito un messaggio ai fan in cui li esorta a pregare per Kylie Minogue, operata sabato scorso per un malaccio al seno. “Pregate tutti con me perché Kylie guarisca velocemente e inviamole i nostri migliori auguri”, scrive la popstar. “EÂ’ una lottatrice, so che vincerà questa battaglia".

Che poi dicono che 'sto donnino non vale un cazzo. E invece la regina dei tamarri c'ha un cuoricino griffatto che batte i 4/4 di Jovanotti, e c'ha pure il senso delle sue brave coserelline benedettessante. D'altronde la figlia si chiama Oreste Lourdes Ciccone, mica pizza e fichi. 

Insomma, la Madonna tuona imperativi ai suoi fan: "Pregate!".

Sì, e poi?

E poi: Saltare! Autostop! Starnuto! Consociativismo! Supermaaan!

Insomma, un Gioca Jouer variegato al cobalto. Diolacèchiquellatrògglia.

 

Ma 'sto imperativo me ne ricorda un'altro.

Anni fa, la Sony pubblicò negli USA The Masterplan, raccolta di b-sides degli Oasis. Oltre oceano erano usciti pochi singoli del gruppo inglese, e la cosa poteva risultare appetibile. 

Quanto si accorsero che l'articolo gli vendeva decisamente bene, alla Sony decisero di distribuirlo anche in Europa.

Noel Gallagher però ci mise bocca e incitò il suo pubblico: "Non comprate questa raccolta, non abbiamo bisogno di soldi". Queste le testuali parole dell'inguainata mistress.

Ma subito fu tutto un borbottio fra i fan: "Capito raga? Cioè allora d'accordo eh... massicci, mi raccomando... non si compra, ok? Noel vuole così... allora deciso eh!? Compatti cazzo contro le major! Che si fottano!!!". Gli stessi poi concludevano sistematicamente con: "E ora vado a finire i compiti che poi mi inizia Dragonball e alle quattro precise devo fare la cacca...".

 

Quindicenni infojati, sfigati e pericolosissimi. Gente che se li meritano gli Oasis. Oh se se li meritano.

 

Qualche giorno fa, sul forum del gruppo inglese, uno ha commentato così il nuovo singolo: "Cazzo ragazzi, è fortissimo! E' da ieri che me lo sto scopando!".

 

Quindicenni infojati crescono.

Alla fine creparanno pure. O no?

Moquette

MOQUETTE

 esplodono lampadine

testimoni di un olocausto

in questo salotto economico

me te e note di bacharach

- ci pensi? -

qui muoiono emozioni

stasera vince il potere

ogni sporca cosa

sbaraglia il resto

in questa bolla d'aria

là fuori non ci crederebbero

 

(Alessandro Gori)

Le lezioni del prof. Ferraccio Linfociti (1)

 
LEZIONE SULLA GLOBALIZZAZIONE
 
Oggi vi spiego della globalizzazione.
Allora, per prima cosa c'è da dire che la globalizzazione è un fenomeno prettamente americano. E fin qui...
E' una cosa a metà tra lo show-bitz, l'entertainment e il sogno americano. Ma non è la devolution!
La globalizzazione prende il nome da "globe-trotter", che significa consociativismo o ananasuno strano globe-trotter.
La problematica della globalizzazione si basa su tre assunti fondamentali. Il secondo è il fatto che ci sono delle industrie, anche non siderurgiche, che fanno lavorare la manodopera sottopagata a livello del lavoro nero minorile, ma proprio a livello che non li assicuri, ma però è una realtà della piccola e media impresa che ci sta dentro di brutto, quindi poche storie. In altre parole: la mezzadria.
Le piccole e medie e grandi industrie vengono schiacciate dalle grandissime industrie mastodontiche, che sono essenzialmente due: la Opel, la Timberland e la Bertolini. La Timberland comunque nemmeno tanto. 
I sindacati nicchiano invece che agire, perchè sono una realtà limitrofa, tipo la tundra.
Nelle elezioni per la globalizzazione scorsa ci furono dei brogli, a causa dei franchi tiratori e dei pianisti e di Togliatti, che fecero sì che ragione fiscale prendesse forma. Ai fiscalisti la cosa non fece certo disdoro, e la ragione fiscale acquisì la forma di un prisma verde senza senso. Da lì alla globalizzazione, ovviamente, fu questione di un attimo.
In questo momento il ministro Burlando sta cercando di rimettere a posto la cosa, ma vai a capire.
L'unico aspetto positivo della globalizzazione è i panini.

Alessandro Gori

A different class

Anni fa, diversi artisti musicali inglesi dettero il loro contributo ad un'antologia di poesia intitolata "Oral". Le poesie, all'insaputa degli autori e in veste anonima, furono poi presentate all'editore di "Faber Book Of Modern European Poetry", Al Alvarez, per una "perizia" relativa al loro valore reale.

 

Riguardo a Hello Sir, il componimento di Robbie Williams, l'esperto così sentenziò: «E' tanto stupida quanto volgare. E' diretta ad un professore che ha cercato di metterlo in riga ai tempi della scuola e tutto quello che posso dire è che dopo averla letta sto dalla parte di quell'insegnante. Se questo è quello che crede di rappresentare, buona fortuna a lui. E' uno sfoggio di autocompiacimento che va oltre ogni limite».


Decisamente meglio andò a Jarvis Cocker, leader dei mai troppo compianti Pulp, che ha partecipato all'antologia con "Deep fried in Kelvin": «Questa è sulla buona strada per essere una buona poesia», disse Alvarez. «Si percepisce che l'autore sta facendo uno sforzo, e che ha vissuto - e non soltanto pensato - ciò di cui scrive. C'è più poesia qui che tra quanti scrivono sapendo cos'è un pentametro giambico: molto promettente».

 

Da accanito Pulpofilo, vi propongo qui di seguito il testo originale e la traduzione in italiano di Common People, una delle più famose canzoni del Jarvo.

Vediamo se qualcuno ha il coraggio di dire che quest'uomo non è un genio di quelli che levati.

 

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COMMON PEOPLE

 

She came from Greece she had a thirst for knowledge, she studied sculpture at Saint Martin's College, that's where I caught her eye. She told me that her Dad was loaded, I said in that case I'll have a rum and
coke-cola. She said fine and in thirty seconds time she said, I want to live like common people, I want to do whatever common people do, I want to sleep with common people, I want to sleep with common people
like you. Well what else could I do - I said I'll see what I can do. I took her to a supermarket, I don't know why but I had to start it somewhere, so it started there. I said pretend you've got no money, she just laughed and said oh you're so funny. I said yeah? Well I can't see anyone else smiling in here. Are you sure you want to live like common people, you want to see whatever common people see, you want to sleep with
common people, you want to sleep with common people like me. But she didn't understand, she just smiled and held my hand. Rent a flat above a shop, cut your hair and get a job. Smoke some fags and play
some pool, pretend you never went to school. But still you'll never get it right 'cos when you're laid in bed at night watching roaches climb the wall if you call your Dad he could stop it all. You'll never live like
common people, you'll never do what common people do, you'll never fail like common people, you'll never watch your life slide out of view, and dance and drink and screw because there's nothing else to do. Sing
along with the common people, sing along and it might just get you thru', laugh along with the common people, laugh along even though they're laughing at you and the stupid things that you do. Because you
think that poor is cool. I want to live with common people, I want to live with common people etc...

 

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GENTE COMUNE

 

Lei veniva dalla Grecia aveva sete di conoscenza, lei studiava scultura al College Saint Martin, ecco dove io ho incrociato i suoi occhi. Lei mi disse che suo padre era molto ricco, ed io le dissi che in quel caso avrei preso un rum e coca-cola. Mi rispose 'bene' e dopo trenta secondi disse, io voglio vivere come la gente comune, voglio fare tutto ciò che le persone normali fanno, voglio dormire con la gente normale, voglio dormire con la gente comune come te. Bene, cos'altro avrei potuto fare - le dissi vediamo cosa si puo' fare. La portai al supermercato, non so perchè ma bisognava cominciare da qualche parte, così cominciò tutto in quel posto. Le dissi fingi di non avere denaro, lei sorrise e disse tu sei molto divertente. Ah sì? bene, io non vedo nessun altro ridere in questo posto. Sei sicura di voler vivere come la gente comune, vuoi vedere le cose che la gente comune vede, vuoi dormire con le persone normali, vuoi dormire con le persone normali come me. Ma lei non comprese, sorrise e mi prese la mano. Affitta un appartamento su un negozio, tagliati i capelli e trovati un lavoro. Fuma delle sigarette e gioca a biliardo, fingi di non essere mai andata a scuola. Ma ancora non ci sarai riuscita perchè quando sei distesa a letto la notte a guardare gli scarafaggi che si arrampicano sul muro se chiami tuo padre lui puo' risolvere tutto. Tu non vivrai mai come le persone normali, tu non farai mai ciò che le persone normali fanno, tu non fallirai mai come la gente normale, non vedrai mai la tua vita da un diverso punto di vista, e non ballerai mai e non berrai mai e non farai mai l'amore perchè non c'è nulla altro da fare. Canta con la gente comune, canta e forse potresti avvicinarti un po', ridi con la gente comune, ridi anche se loro stanno ridendo di te e delle cose stupide che fai. perchè tu pensi che essere poveri sia figo. Voglio vivere con la gente comune...

[REC] Crocevia Per L'Inferno

 
CROCEVIA PER L'INFERNO
 
(USA, 1996)
 
Regia di John McNaughton
 
Interpretato da
Luke Perry
Ashley Judd
Dawn Maxey
Penelope Milford
Michael Skewes
 
L'agente Chris Anderson sposa la squinternata Pam, molla il posto e, per mantenere alto il tenore di vita e non perdere la moglie, comincia a rapinare banche, finendo per coinvolgere anche la sua metà. Finirà male.
 
Quando ebbero termine le stagioni di Beverly Hills 90210, non fu facile per gli attori riciclarsi.
L'unico che negli anni successivi imbeccò un film imperdibile (ma perso da tutti) fu Luke "Dylan" Perry, attore assai migliore di quello che poteva apparire in un 4:3 marchiato Italia 1.
Il film in questione è Crocevia Per L'Inferno, diretto da John McNaughton nel 1996. Ma è Normal Life il bellissimo e profetico titolo originale. Coprotagonista del film, una grande Ashley Judd.
 
Lo sguardo di MacNaughton è letteralmente da coroner: freddo, asettico e rigoroso. E' un film che non fa sconti, che non vuol piacere per forza. Ed è nella voluta sobrietà di una regia da film-tv che il cuore malato del film acquista un'incredibile forza isterica, contagiando letteralmente lo spettatore. Non ci sono appigli, non c'è compiacimento nè redenzione. Non esistono buoni o cattivi.
Un film di fantasmi di carne, che ti lascia con le spalle al muro. Così come l'altro capolavoro di McNaughton, quell'Harry Pioggia Di Sangue che tanto fece incazzare Moretti in Caro Diario.
Ma si sa che Moretti è sempre stato un ottimo autore e un pessimo critico. 
 
Il dvd del film è in allegato al numero in edicola di HE, al prezzo di soli 4,90.
Chevvelodicaffare, sarebbe blasfemo perderselo.
 
Alessandro Gori

De Filippi Club Privè

 
Vero Amore. Il nuovo programma della De Filippi. Lapòssinocecalla.
Trattasi di reality show sulla falsariga dell'americano Temptation Island. Delicatissimo.
 
Ora, io sono sempre stato dipendente dai reality. Anche dai peggiori neh. Per dirne uno: pure dalla Talpa. Predolin è diventato il mio amico immaginario di fiducia, la mia proiezione psichica. Una proiezione psichica del cazzo, beninteso.
Ho poi sopportato Ritorno Al Presente e ho peluzzicato al Ristorante.
Ma a questo Vero Amore m'arrendo.
Non ci credo più. Non che voglia crederci per forza eh, ma almeno una decenza della messa in scena la gradisco, parbleau!
 
Qua ci sono delle giovani coppie telegeniche, che vengono separate e spedite per tre settimane nella villa di Manuel Fantoni con gente televisivamente 'abbona. Nella fattispecie, tredici uomini e tredici donne corteggeranno, rispettivamente, le lei e i di loro lui (?!).
Messa così, a Mediaset c'è un bel giro di escort e gigolò, con licenza di copula. Anzi pagati un tanto a copula. Mammamia.
Ah, una delle coppie è formata da Giuseppe, già tronista a Uomini & Donne, e dalla fu pretendente Francesca, che ora è diventata - sic! - "la sua donna". Mi fanno così tenerezza che mi vien voglia di dar fuoco a un panda con un accendino della Pimpa. 
 
Nelle tre settimane i coniugi potranno comunicare fra loro solo con dei videomessaggi. It's a hard life!
Quali coppie scoppieranno alla fine del programma? E in quali trionferà l'ammorevvero, quello omologato e di dimensioni regolamentari?
E soprattutto: quanti tradimenti in diretta? Quanti scambi separati? E una gangbang pare brutta?
 
Insomma, questo programma è nè più nè meno che il briefing di una partouze scambista. C'è un impenetrabile quanto percepibile sottotesto lubrico che nemmanco ne Le 120 Giornate Di Sodoma del Pasolini.
Si parla di gelosia, di tradimento e di "libertà" (ari-sic!) ad uso e consumo nazional-popolare, ma in realtà si vuol significare "terzo contemplativo", "astenersi perditempo" e "abile linguista". Praticamente è un linguaggio subliminale, puro condizionamento che nemmanco Milgram. E già ce la vedo la De Filippi che si tocca nei neri pubblicitari.
Tempo due puntate e ci ritroveremo tutti infojatissimi, dildo-dotati e abbonati a Fermoposta senza neanche accorgecene. Giusto il tempo per esser poi smistati a Tutte Le Mattine, in mascherina, a farci recensire da Morelli e coglionare da Costanzo. Come dire: dal produttore al consumatore.
Ma con la De Filippi va sempre a finire così.  
 
E ora vi lascio che mi parte l'autoscatto.

Quello preso a ceffoni

 

Eh no eh! Mi è morto uno dei più forti!

Gianni Zullo, aveva 85 anni.

Era stato uno dei Brutos, il gruppo di avanspettacolo noto negli anni '50 e '60, che comprendeva anche Aldo Maccione, Gerry Bruno e Jack Guerrini. Più precisamente, Zullo era quello che veniva preso a schiaffi in tutte le gag. Celebre il loro carosello della Cera Grey ("Gianni, nonostante tutto hai sempre una buona cera" "Ottima direi, è Cera Grey!").

I Brutos sbarcarono anche al cinema con I Magnifici Brutos Nel West (1964). Jack "il bello" Guerrini morì nel 1965 e Aldo Maccione lasciò il gruppo per diventare attore a tempo pieno (in Italia, ma soprattutto in Francia). I due esuli saranno poi sostituiti da Alfonso Pioppi e Dino Cassio, con cui Zullo ha continuato l'avventura dei Brutos.

 

Ma qualcuno se lo ricorderà in tv anche in tempi più recenti, sto vecchietto allucinato dalle troppe percosse. Era "Pippo Baudo" a Striscia La Notizia di un paio di anni fa, nel periodo Sanremese, ma ha pure partecipato a Novecento (del Baudo vero). Al cinema ha recitato in filmacci come Vacanze Di Natale '91, Svitati e nel notevole celentano-movie Mani Di Velluto. 

Ma per me il suo ruolo cult resterà sempre quello dello zio di Pippo Franco in Ricchi Ricchissimi Praticamente In Mutande, nell'episodio mitico e rosselliniano della famigliola al mare alle prese coi nudisti. Impareggiabile quando scriveva il suo memoriale di guerra sulla carta del cesso, sempre scippata dal figlio. "Non ti vorrai mica pulire con la caduta di Tobruk e la battaglia di El Alamein?!". E poi quando, diabetico, si distrae vedendo una donna nuda e si ingozza di miele ("A me manco me piace el miele!"). O ancora quando, morto redivivo, prende a remate il camionaro Ennio Antonelli.

 

Marco Giusti commenta:  'Non esiste più un gruppo comico di quel tipo. Erano i miei preferiti da piccolo. Zullo aveva avuto un sacco di guai, un figlio morto per droga, ma non ha perso le battute e la vena comica. Era il vero comico, di quelli che non esistono più. L'ultima maschera che ha preso schiaffi per tutti. Con lui muoiono per sempre i Brutos'.

 

Insomma, quest'uomo ci mancherà.

Don't look back in anger, Liam!

Liam Gallagher, frontman degli Oasis.
Questo è uno che avrei paura di incontrare.
Senti parlare il fratello Noel, presuntuoso buddha d'accatto, poi fai il confronto con Liam e credi che quest'ultimo sia uscito meglio. E poi - pensi - ha pure scritto la bucolica Songbird no? 
Sì, lì per lì pare un omarino più discreto, user-friendly come nemmanco un tamagotchi. E invece è soltanto sottomesso a quella mistress inguainata che è il fratello, la Carmen Llera Moravia del brit-pop. 
Ma come Liam esce fuori a pisciare senza il maggiore, è davvero meglio non incontrarlo. Peggio di Nino Bonocore.
Da sempre quando si sente parlare di Oasis (e quando parlano gli Oasis) è difficile che ci si riferisca alla loro musica. Spesso è solo gossip autoreferenziale, condito di programmatiche provocazioni, assortite cazzate ma in compenso anche qualche stronzata. 
Quante se ne è scopate, la cocaina oh yeah, il ruacchenrouli! E gli Scissor Sisters sono dei froci, Demon Albarn tu schiantassi, il posacenere nei denti al mafioso, Tony Blair è uno dei nostri, rissa alla sagra della frattaglia, quella troja nana di Kyle Minogue, Daniele Piombi io ti ucciderò. 
Insomma, davvero un tipetto colorito il Liam. Un ragazzone introverso, ma taaaaanto buono. Che però mena.
E io qui faccio tanto il ganzino, ma se lo incontrassi mi farebbe mettere a piangere in tre secondi netti. Come nemmanco ce la farebbe Bonolis al programma dei pacchi. Roba che al primo "'a pelato!" io crollo in lacrime.
Eh sì, noi viziati figli di papà siamo di lacrima facile. E modestamente siamo pure bei vigliacchi. Ma in compenso abbiamo dei prezzolati sicari al nostro servizio con la licenza di fare male, e che conoscono una sola regola: "nel dubbio, si ammazza".
In ogni caso gli Oasis sono uno dei miei ascolti preferiti, ma i Gallagher sono degli emeriti imbecilli e auguro loro ogni male.
E visto che tanto non vengono a saperlo, ne approfitto per un piccolo e sfigato gesto-rock pure io: Liam, che tu possa crepare in serata.
E ti rammento la cosa sui sicari.
Coglione.

Un insospettabile ganzo

 
La sua musica è opinabile, ma non sono mai troppi i motivi che fanno di Cremonini uno togo, un ingenuo genuino, uno de noantri. O per farla breve: il più ganzo.
 
E di queste ragioni ve ne dico una.
Nel suo sito c'è un breve cenno sulla genesi di ogni canzone del Cremo, e per un pezzo come La Fiera Dei Sogni ecco quello che mi scrive:
 
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"Anche questa canzone risale ad un sacco di tempo fa. Nacque da un litigio coi miei genitori in merito ad un fatto che accadde nella mia scuola. In pratica fui accusato di avere approfittato di un mio compagno di classe al quale avrei sottratto diecimila lire"
 
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Cazzo, ma chi si vanterebbe di uno spunto così sfigato-minimal-terraterra per giustificare un pezzo? Ce ne vuole di sprezzo del ridicolo.
 
E se l'inizio della canzone ci parla di botte in testa (i suoi l'hanno corcato, mi sa), ben presto il Cremo abbandona lo spunto iniziale e mi si inerpica in una improbabile quanto scomoda storia d'amore, seguita da una fuga nel mondo dei sogni e da mille altri tòpoi adolescenziali. Tanto ingenui quanto sentiti, come il suo cuore che muore ascoltando Vasco.
E ce lo vedo il Cremo, triste per la storiaccia venuta fuori a scuola, che di notte non mi dorme, maledice i suoi vecchi, ascolta Albachiara e mi piange contro il cuscino. 
E compone questo sussidiario dell'adolescenza. Ingenuo, un po' ridicolo, e per questo bellissimo.
 
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La Fiera Dei Sogni
testo e musica di Cesare Cremonini

Stanotte
che notte
non ho dormito niente
le botte
si le botte
quelle si
le ho prese in testa ma niente
non è servito a niente
mi ha fatto solo tornare in mente la gente
quella gente che non sa
che una bambina
ha preso tutti i miei sogni
e che sogni
eran quelli che mi fanno andare avanti
ma più avanti non si va
e andrò alla fiera dei sogni
stanotte
andrò alla fiera dei sogni
che costa poco
e
c'è un sogno
che si chiama libertà
che non ho
libertà
che non ho
Il sole
che sole
entra dentro agli occhi
e alle parole
si le parole
mi ascolto di un pò di Vasco
e il cuore muore
e se muore
è soffocato dalle bollicine del mare
che sale
e salirà
e una bambina
ha preso tutti i miei sogni
e che sogni
eran quelli che mi fanno andare avanti
ma più avanti non si va
e andrò alla fiera dei sogni
stanotte
andrò alla fiera dei sogni
che costa poco
e
c'è un sogno
che si chiama libertà
che non ho
libertà
che non ho
libertà
libertà
Stanotte
che notte
non ho dormito niente
le botte
si le botte
quelle si
le ho prese in testa ma niente
non è servito a niente

Questione di provarci

 
IO CI PROVO
nè morti nè feriti sulle strade
 
Una campagna lanciata dalla Polizia Stradale, per lo scorso 7 Aprile.
 
Ma quanto è simpa la Polizia Stradale? Dai raga, cioè cazzo, è troppo simpa! Cioè, ci sta dentro di brutto! La PS spacca!
Massì. Oggi ci provo suvvia. Mi ci impegno a non falciarne nessuno oggi. Ma che sia solo per oggi eh. Perchè di solito mica ci provo, sai? Di solito me ne frego, tanto ho la tessera dell'Esselunga e quindi non sono punibile penalmente. Ma oggi voglio provarci. Magari non piglio nemmeno la macchina, così mi viene meglio. Pedoni da trucidare con la mia Lamborghini Countach elettrica? Eh no belli! Se ne riparla domani. Che poi la Polizia Stradale ti viene incontro, ti prende con le molle: "Dai provaci, almeno per oggi...". E' sempre stato nel suo stile. E quando poi ti sfodera quegli occhioni da cerbiatta, come fai a dirle di no? Polizia Stradale, dolcechessei, ti voglio un bene dell'anima!
 
E a questo punto rincalzo:
 
IO CI PROVO
oggi non sodomizzo cadaveri (li limono soltanto)
 
IO CI PROVO
oggi non invado la Polonia
 
IO CI PROVO
oggi non vado a pisciare
 
IO CI PROVO
oggi non uso il pancreas
 
IO CI PROVO
con quella troia della tu mamma


Alessandro Gori

Il Giamma

Il Giamma.
 
C'avete presente? Gian Maria Volontè.
 
Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto, La Classe Operaia Va In Paradiso, Quien Sabe?, Per Un Pugno Di Dollari, Per Qualche Dollaro In Più. E tanti altri.
 
Non tutti bei film, molti anche davvero mediocri, ma lui sempre grande, perfetto, un mostro.
Un Giamma puntualmente superiore, a tutto e a tutti.
Mammamia. Interi film passati ad urlare. Un gigione assoluto, un narcisista, un geniaccio.
Quando recita il Giamma non ce n'è davvero più per nessuno.
Ma il Giamma non aveva nemmeno bisogno recitare: doveva solo esistere. E se esisteva davanti ad una macchina da presa, quello diventava un grande film. Qualunque cosa fosse.
 
Da grande voglio essere come lui. Paro paro.

Audrey H. Goebbels

Julia, la criminologa.

Questa donna, io non la reggo.

Un bellissimo fumetto di Giancarlo Berardi, ma una protagonista da fumenti al vetriolo.

In poche parole, questa donna è IL MALE.

Julia è un personaggio di un'aridità devastante. Un'aridità impenetrabile ma contagiosa. Molecolare. Ne ha talmente tanta che non la noti nemmeno, perchè è puro ambiente, perfettamente assorbita in quel personcino che ella è. E' come un sidro di Moment diffuso nell'impianto di areazione di un ufficio del catasto: ti tramortisce e nemmeno ci fai caso. Anzi ti fa lavorare pure meglio. Liscio liscio. E infatti ogni albo di Julia ti va giu come un'ostia. Diolaccèchi!
La presunta sensibilità (oh sì) della bella criminologa è in realtà puro narcisismo distillato. E' una sensibilità superficiale, episodica, perfettamente ombelicale. Non lontana da quella dell'Amelìe di Jeunet. Altra bestia.
L'umanità di Julia, quando gli gira di recitare l'umana, nasce e decade con un nonnulla. E' una sorta di combustione spontanea. Ad un certo punto la poverina si annoia, o si inventa un'offesa, o qualcosa me la intristisce (poooveeeraaaaaa!), quindi gira il suo culo secco e se ne va. E la faccia di Audrey Hepburn gli sta veramente PRECISA. Anche se ha l'anima di Goebbels.

"Julia, la criminologa del III Reich". Ci sta.

Un incontro sbarazzino

 
Stamattina scendo a fare dei lucidi nella copisteria qua sotto e chi ti trovo? Nikka Costa. Faccio per salutarla ma non me ne da il tempo: si fruga in tasca, tira fuori una cotoletta, me la da e scappa. E la cosa bella è che è tutto vero.

Alessandro Gori

Arriva Brad Barron!

Eroi classici. Tex, Zagor, Akim. E il Comandante Mark, Capitan Miki, il Grande Black. E poi tanti altri.
Li ho sempre evitati come la peste. Sono i personaggi a farmi leggere le storie, non le storie a farmi sopportare i protagonisti. Se Tex sta male io mi limito a prenderne atto. Ma non mi arriva niente. E non è un dettaglio da poco.
E' per questo che ho sempre spasimato per Berardi e Sclavi. Ken Parker e Dylan Dog: loro sì! Inutile negarlo: Dylan che piange fa piangere. Il Dylan di Sclavi, beninteso. Solo quello.
E io col Dylan e col Ken mi ci sono sempre trovato bene. Meglio che all'Esselunga. Ma però il tarlo m'è restato: perchè non ho mai avuto un eroe classico? Tutti ce l'hanno avuto, diocristo. Ma da piccolo, mentre i miei amici si dilettavano con Daitan III, a me già Robottino mi pareva se la tirasse troppo.
Ma ecco che, quando ormai tutto sembrava compromesso, mi arriva un Brad Barron fra il lusco e il brusco. Un eroe classico sì: forte, sicuro e onesto. Ma anche vulnerabile e umano. Un eroe classico capace di emozionare. E' una vita che cercavo quest'uomo!
 
Brad Barron è una miniserie a fumetti scritta da Tito Faraci e pubblicata da Sergio Bonelli. 18 numeri totali, a cadenza mensile. Il primo è già in edicola. Chevvelodicaffare: sarebbe blasfemo perderselo.

Ciliegie

CILIEGIE

 

frasi a metà

sui quaderni abbandonati

per un'ora

viviamo pericolosamente

nudi in soffitta

a rubarci segreti

sfogliando caballero

distratti amanti

succhiando ciliegie

senti

ci toccheremo ancora

da grandi?

 

(Alessandro Gori)

 

Recessione!

 
Quando non c'è limite al peggio...
Secondo il recente bollettino dell'O.L.F.A., nello scorso anno sono stati promulgati sedici decreti ministeriali, atti a limitare il controllo del garante alle sole aziente tutelari associate. Questo ha creato un vero e proprio collasso finanziario che ha coinvolto anche il cosidetto "cartello Lunardi", unione fiscale di quasi duecento fra piccole e medie industrie del centro-nord.
Una situazione evidentemente sfuggita di mano a confindustria, che ha fatto rischiare l'esclusione dal piano regolatore alle regioni Piemonte e Liguria.
A questo punto c'è da chiedersi: cosa fanno i funzionari ministeriali per arginare la crisi? Perchè a Palazzo Chigi non si è ancora votata la legge sul disavanzo? E soprattutto: perchè delegare alle province i futuri condoni biennali di Mediobanca?
L'on. Ronconi di AN, oggi interrogato in parlamento, ha attribuito la responsabilità dell'errato conguaglio al garante sulla ragione fiscale delle aziende tutelari, on. Sciabordiamoli, che ha stipulato i pallini trascritti piccini. La cioppona callore pallone fallato ha mollato la posta stanziata. I lissini cellotti millozza cantalò piccadilli gnuppino. Ovviamente a statuto speciale.
 
Alessandro Gori

Al mio pubblico (ludibrio)

Presto qui verità rivelate e assortite inutilità.

Sempre che trovi un pubblico. Un mio pubblico, s'intende.

Magari me lo creo da me. O se no ne cerco uno. Anche se ci scommetto che mancherò il bersaglio grosso, perchè un Gori oggigiorno rimane parecchio scomodo. Aehm...

Ma magari ne balzello uno di nicchia... ma però di qualche nicchia già esistente... e balzellando balzellando vuoi vedere che... mah... no, non mi convince...

Tanto lo so che questo blog mi viene a noia. Ma a voi prima di me.

Ragazzi, tre parole sole: anche per pena.

Dai. Anche per pena.

Vi prego.